Hawaii 2009

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Beh... questa volta siamo andati davvero lontano, e ci siamo anche fermati quasi un mese.

Ecco dunque il solito diario che contiene un mix di indicazioni turistiche, prezzi, fatti nostri, curiosità ed impressione sulla nostra esperienza alle Hawaii.

Al solito, perdonatemi gli errori di digitazione e... buona lettura!

1 - Aeroporti (27 Gennaio 2009)

Le vacanze a Gennaio hanno richiesto un po' di fatica, ma ce l'ho fatta: quasi 4 settimane in giro per le Hawaiii, isole piuttosto varie che ho sempre sognato di visitare. Complice la recente laurea ed ammissione all'ordine dei veterinari di Sabry, ciò è stato possibile - sempre con un occhio di riguardo al taccuino ovviamente, come in tutti i miei viaggi. ;-)
Parlando proprio di viaggio, raggiungere la prima destinazione (Captain Cook su Big Island) ha richiesto ben 37 ore, trascorse in vari aeroporti. Siamo partiti da Venezia con la KLM alla volta di Amsterdam: nemmeno ricordavo i plus offerti dalle compagnie non-lowcost (o forse dovrei dire l'assenza di "minus"): gli snak non erano affatto male. L'attesa in Olanda è stata abbastanza lunga, ci siamo dunque aggirati per il grande aeroporto Schipol filo al momento dei (rigorosi apparentemente, ma leggete oltre) controlli di sicurezza pre-imbarco della Northwest. Il volo fino a Seattle non è stato male: ci siamo visti "The Duchess" e "Viki Cristina Barcelona" sul piccolo display del sedile di Sabry (quello del mio era rotto...): devo dire che capisco molto più facilmente l'inglese americano rispetto a quello britannico. La hostess (no, né giovane né bellissima, tuttavia simpatica) mi ha eletto "passeggero preferito" e mi portava birre di continuo - anche se non le ordinavo. Hug! Il cibo, pollo oppure pasta, è stato direi più che accettabile.
A Seattle, dopo aver concluso le solite complesse procedure doganali americane, avevamo del tempo, quindi c'è stata l'occasione per una Alaskan Winter Ale: le ale americane sono piuttosto diverse da quelle britanniche, ma sempre ottime. Sabry ha avuto il suo primo assaggio della cultura "da bar" americana con il "refill" gratuito della sua Cocacola. Quando mi hanno controllato il bagaglio a mano per l'imbarco, mi hanno trovato un cacciavite: nessun problema (l'ho spostato nel bagaglio da stiva), però è curioso che a Treviso e per ben 2 volte ad Amsterdam nessuno se ne sia accorto; aeroporti sicuri, eh? Ho dato un'occhiata al segnale WiFi e c'era quello AT&T a US$ 7.95 per 24 ore di servizio, decisamente meglio dei ripidissimi 6 €/ora dell'aeroporto di Amsterdam. Il volo per Honolulu è partito giusto con quelle 4 ore di ritardo poiché c'era un guasto all'impianto di pressurizzazione del Boeing 757 (lo stavano sistemando); abbiamo così approfittato per vedere sul mio notebook l'ultima puntata di Greek, registrata poiché non eravamo riusciti a vederla su Fox la settimana precedente. La Northwest ci ha inoltre offerto un buono pasto da US$ 10.00 per il ritardo, più che sufficiente per un ottimo wrap al tacchino, una fetta di torta e dell'acqua. Poco da segnalare in merito al volo per Honolulu: sono rimasto per 6 ore in stato di dormiveglia.
All'arrivo, 2 agenti del dipartimento delle risorse agricole sono saliti a bordo a prelevare un tizio (evidentemente estratto a caso per un'ispezione, che fortunello), poi siamo potuti scendere. Qui abbiamo avuto la conferma che le ragazze che ti accolgono con la ghirlanda sono ingaggiate dai tour operator, quindi per noi non c'erano; abbiamo comunque apprezzato il clima piacevole delle 2 di notte e ci siamo messi in maniche corte (*fuori* dall'aeroporto però, all'interno l'aria condizionata rendeva il clima alquanto più freddo). Il WiFi era gratuito, bastava connettersi alla lenta e poco affidabile rete con SSID "linksys" (eh...). Sopraggiunte le 4 del mattino abbiamo potuto fare il check-in con l'Hawaiian Airlines, che non ci ha nemmeno chiesto gli US$ 25.00 di sovrapprezzo sul bagaglio per l'ultima tratta: poco prima delle 6 siamo finalmente atterrati a Kailua Kona.
Noleggiata una gigantesca Lincoln Special Edition (Alfred), con l'aiuto della tizia della Dollar sono riuscito a capire il bizzarro funzionamento del cambio automatico e del freno a mano. Siamo giunti all'Areca Palms B&B (Captain Cook, Eur 115.00+tax per la Lanai Room) verso le 7. Dopo un'opportuna doccia, prima di andare a dormire un po', abbiamo anche osato fare la colazione completa con tanto di uova strapazzate, bacon, salsicce e muffin.

2 - Sea Sickness (28 Gennaio 2009)

Ci siamo alzati (per ovvi motivi) dopo mezzogiorno: ero molo più stanco di quanto avessi creduto poche ore prima. Abbiamo optato per due passi a Kailua Kona, una cittadina di mare turistica e, direi, complessivamente alquanto piacevole. Le spiagge cittadine, piccole e con acque calme, meritano una visita - così come l'heiau e la chiesa. Ci sono anche locali e negozi in quantità, ma per la nostra spesa alimentare e non solo abbiamo preferito il WalMart fuori città.
Il piatto forte del giorno è stato, per vari motivi, lo snorkeling notturno "Manta Ray" (da Sea Paradise, US$90 a testa). L'equipaggio del catamarano (fornito di drink non alcolici e snack) ci ha portati al largo fornendoci utili informazioni ed al contempo intrattenendoci con battute sufficientemente assurde (il newyorkese Ronnie in particolare era molto ispirato). Tra loro, per l'occasione, c'era anche un tizio che gira documentari per National Geographic Channel: nello specifico caso ne stava girando uno, guarda caso, sulle mante. Le onde erano piuttosto alte e, pur non avendo mai sofferto il mal di mar, il mio stomaco stava iniziando ad agitarsi complice anche la stanchezza per il viaggio. Il tuffo in acqua (calda nonostante fosse buio da tempo) è stato una liberazione dell'ondeggiamento del catamarano. Le mante sono uno spettacolo incredibile ed imperdibile, in retrospettiva probabilmente uno dei punti più alti di una vacanza hawaiiana: sono lunghe olre 3 metri e larghe quasi 2; attratte dalle luci, ti vengono addosso a bocca spalancata (per fortuna mangiano solo plancton). Si tratta di un'esperienza da non perdere assolutamente, e la Kona Coast è l'unico luogo al mondo dove esso può avvenire. Sabry si è pertanto data da fare con la mia Canon G9 equipaggiata di custodia subacquea, con ottimi risultati.
Purtroppo, uscito dall'acqua, anche a causa di un'aria un po' fredda il mal di mare si è ripresentato ed ho vomitato fuori bordo varie volte. Appena mi ha visto, anche il capitano della nave mi ha seguito nell'esempio: poverino, il mare era davvero agitato e lui era rimasto in barca tutto il tempo. Poco dopo anche una signora ha "gettato fuori bordo la sua parte". Che serata!

3 - Clacson (29 Gennaio 2009)

Ho seguito l'ABC dello sport sicuro: colazione gigantesca ed impossibile da digerire, immediatamente seguita da snorkeling in una baia piena di scogli, con acqua freddina e senza bagnino (con soli 5 altri bagnanti in giro). E la sera prima ero anche stato male! Si... non avrei dovuto, ma c'erano stati due problemi: la molto invitante baia di Kealakekua e l'ancor più invitante colazione. Sopravvissuti alla nostra scelleratezza, io Sabry abbiamo proseguito con la visita al Pu'uhonua o Hōnaunau National Historical Park (US$ 5 a veicolo per un giorno): è il principale sito archeologico delle Hawaii, assolutamente da non perdere. Passeggiando tra pozze d'acqua e tartarughe si può venire a conoscenza di antiche affascinanti usanze, ed è persino possibile cimentarsi in un antico gioco simile alla dama.
Non molto distanti, ci sono un altro paio di cose da vedere. La prima è la St. Benedict Painted Church, minuscola chiesa il cui interno è stato dipinto ad inizio 1900 da un sacerdote belga; venendo alle Hawaii, l'uomo di chiesa ha chiaramente deciso di dipingere qualcosa "in stile" con un miz di scene bibliche, palme, elementi gotici e paesaggi tropicali. Nei pressi (qualche miglio) della chiesa c'è una piantagione dove viene coltivato, selezionato e tostato il famoso Kona Coffee; si tratta di uno tra i caffè più buoni e costosi del mondo, ma la sua tostatura lo rende più che altro adatto ad essere filtrato (all'americana insomma), pertanto per i patiti di moka ed espresso è lecito non averne mai sentito parlare. La visita è interessante: si vede l'intero processo nonché vari alberi tropicali; alla fine è possibile anche assaggiare sia il caffè che le immancabili noci di macadamia, il tutto gratuitamente.
Abbiamo chiuso con un paio d'ore di spiaggia a Ho'okena (docce calde ad energia solare gratuite), non male. Persino lo snorkeling era decente, anche se solo Sabrina si è cimentata (io ero già a posto dal mattino...).
Avendo trovato delle strane spine conficcate nel mio dito indice destro, Sabrina è andata da Janice (la tizia che gestisce il B&B) a chiedere un ago, operazione che in inglese ha richiesto del tempo ed ha causato un certo divertimento a Janice. Anch'io poco dopo ci ho comunque messo del mio, premendo per ben 4 volte di fila il pulsante errato sul telecomando dell'automobile e causando pertanto varie strombazzate del clacson nel cortile (ad un'ora che per gli standard hawaiiana è tarda); non contento, in retro sono anche finito sul prato meticolosamente curato, tracciando dei deprimenti solchi sull'erba.
A cena abbiamo optato per il Kona Inn, a Kailua: bello il posto e strepitoso il pesce. A meno che non si scelga il grill menu (che però consta quasi solo di panini) è impossibile spendere meno di US$ 65 a testa, ma ormai che avete attraversato il mondo... ne vale la pena. La "movida" di Kailua si concentra tra le 17 e le 20, tanto più che alle 21.30 non c'era più nessuno in giro. Ci siamo concessi una birra in un altro locale (Lulu o un nome simile, bar molto informale) sul lungomare prima di ritirarci a nostra volta.

4 - Lanai (30 Gennaio 2009)

Alcuni miei amici si aspettavano che alle Hawaii pernottassimo (ci rinchiudessimo?) in uno dei tanti villaggi più o meno lussuosi di cui sono puntellate le coste delle isole. Al di la del fatto che non ho mai amato i posti studiati per trattenerti l'intera giornata al loro interno, mi sarebbe sembrato quantomeno insensato attraversare il mondo per poi finire in un resort che potrebbe tranquillamente trovarsi (identico!) ovunque ci siano clima caldo ed acqua decente. Girovagare liberamente è, come si può capire dai diari degli anni scorsi, l'unico modo in cui concepisco il vedere un luogo... un pizzico di voglia di avventura, scoperta, e di avere a che fare con gli indigeni, suvvia! Il B&B, in particolare, mi pare un modo interessante per interagire con le persone del luogo, allo stesso tempo dormendo in un posto ben curato, mangiando una colazione spesso peculiare e quasi sempre abbondante, ed ovviamente pagando il giusto.
Ancora una volta Janice ha preparato una colazione di livello (ma non leggera): due muffin inglesi con sopra bacon, un uovo fritto e copiosa salsa al formaggio!
La mattinata è iniziata in maniera direi deliziosa con una visita alla Orchards Chcolate Factory (US$10 a testa), aperta nel 1997 da un tizio del North Carolina (accento quasi incomprensibile durante il tour), che ha rilevato la piccola coltivazione di cacao. Da non perdere, anche per sapere un po' di dettagli su questa fantastica pianta. Al negozio della piantagione sembrava proprio che la banda magnetica della mia MasterCard avesse sviluppato seri problemi, il che sarebbe stato una gran seccatura; fortunatamente un pagamento effettuato più tardi al WalMart ha fugato questo dubbio.
Nei pressi dell'aeroporto abbiamo passeggiato a lungo nel Koloko-Honokhanau National Historic Park (ingresso gratuito) tra campi di lava, fishtrap, spiagge sabbiose e rocciose, e tartarughe. È stato senza dubbio rilassante, ma in alcuni punti il caldo era atroce: d'altronde sul tropico, sotto il sole ed in mezzo ai neri campi di lava... beh potete immaginarlo. Fortunatamente un tizio di Seattle (sempre gentilissima la gente di quelle parti) ci ha offerto un passaggio fino al Visitor Center, permettendoci di non disidratarci del tutto.
Nel pomeriggio abbiamo trovato una delle spiagge più interessanti della Kona Coast. Il parcheggio, al miglio 88 della Ring Road a Nord dell'aeroporto, può facilmente mettere i brividi: isolato in mezzo alla lava, pieno di rifiuti, qualche automobile distrutta; sorprendentemente era un posto abbastanza sicuro dove lasciare la macchina, anche perché pare esserci un continuo viavai di bagnanti. In circa 15-20 minuti di cammino si raggiunge la costa, dove una spiaggia di sabbia grigia con tronchi secchi e palme da un'idea che più tropicale difficilmente si può. L'acqua è relativamente calma, quindi adatta a fare il bagno. Da non perdere.
Tornati al B&B ci siamo concessi una mezz'ora (Sabry un'ora) nella rilassante jacuzzi in giardino, quando il sole era già calato (tramontava verso le 19), alla luce di file di lampade; abbiamo poi sfruttato il lanai della nostra stanza per un aperitivo a base di un soft drink e di nachos al limte (da provare). Sarebbe stato fantastico rimanere lì ad oltranza, ma la fame ci ha fatti nuovamente scendere a Kailua, questa volta per un panino ed un'insalata in un piacevole locale con musica live e persone di mezza età che si scatenavano in pista. Anche il venerdì a Kailua è piuttosto tranquillo, se si eccettua il locale dove ci trovavamo noi ed altri due ad esso vicinissimi che, udite udite, tengono aperto addirittura fino alle 23.

5 - Annegamento (31 Gennaio 2009)

Ci siamo alzati alle 7 ed abbiamo saltato la colazione poiché dovevamo trovarci alle 8.15 al luogo di partenza del Sea Cave Tour (Ocean Safaris, US$64 a teta, circa 4 ore in kayak). È stata un'avventura. Mai mi ero cimentato con un kayak, che comunque mi è parso un mezzo piuttosto semplice da manovrare... sono pronto per Cambridge. Detto questo, poco dopo la partenza abbiamo capottato a causa di un tizio giapponese che ci ha speronati; poco male, non è stato difficile rimettersi in pista. Abbiamo poi visitato una piccola grotta e ci siamo fermati in un luogo roccioso molto adatto a tuffi e snorkeling. Poco dopo aver iniziato lo snorkeling, ho avuto qualche attimo di panico (saranno state le onde, boh) in cui credevo davvero di dover chiedere a Johnny e Steve (le due guide) di venirmi a salvare; in qualche modo ho tuttavia raggiunto la riva e da lì non mi sono più mosso (c'erano cibo e bevande, inclusi nel prezzo) mentre Sabry si tuffava dagli scogli. Ero un po' scosso, ma una vogata di qualche miglio per tornare al porto mi ha nuovamente tonificato. Abbiamo anche avvistato i delfini!!!
Un consiglio per i tour come questo: fateli sempre al mattino, poiché i pomeriggi nella Kona Coast sono spesso nuvolosi (almeno in inverno) e non è esclusa qualche innocua goccia di pioggia (e anche qualcosa di più verso sera). D'altronde, la vegetazione non sarebbe così rigogliosa altrimenti!
Nel pomeriggio abbiamo tentato una delle spiagge cittadine di Kailua: molte si trovano in piace centro, piccole e caratteristiche, e mai troppo affollate. Quella scelta da noi era leggermente fuori dal centro, disponeva di un servizio di custodia oggetti (US$ 5) e c'erano tartarughe verdi in acqua nonché sugli scogli. Lo snorkeling era eccezionale, e l'acqua così calma da sembrare una piscina. Ho così potuto far pratica con maschera e boccaglio (sono molto più a mio agio con sentieri e corde...).
Alla sera bis per la cena nello stesso economico posto di quella precedente. Nel bar di fronte ho poi gustato un'eccellente piña colada al macadamia... davvero delizioso. Peccato che questa volta Mastercard abbia deciso di bloccarmi temporaneamente la carta poiché il mio utilizzo era "sospetto" (forse bevevo troppo?). Incredibile, cosa la faccio a fare una carta di credito se poi me la bloccano??

6 - Waikoloa (1 Febbraio 2009)

Al mattino colazione con due tizi di Los Angeles, che ci spiegavano (su mia domanda) come fosse facile incontrare al supermarket Nicholas Cage che parcheggia, Sean Connery che sceglie i funghi, etc... Abbiamo poi lasciato Areca Palms, un B&B che ricorderò in particolare per la bellissima camera con lanai, la disponibilità di Steve e Janice e le ottime (benché un po' pesanti) colazioni.
Abbiamo puntato verso Nord, e precisamente in direzione Waikoloa. Questo è un luogo da vedere: non è paese, bensì un megavillaggio privato (uno dei più grandi del mondo, se non il più grande) che contiene altri (grandissimi a loro volta) villaggi nonché campi da golf, centri commerciali ed altre amenità atte a non far mai uscire il turista. Siamo entrati a Waikoloa per un preciso motivo: Sabry voleva partecipare al Dolphin Quest: una quarantina di minuti in acqua assieme ai delfini (bellissimo, a quanto pare, ma US$ 245). Io mi sono limitato a scattare foto dall'esterno. Tutto questo ha avuto luogo all'interno di uno dei resort di Waikoloa, e precisamente l'immenso Hilton Waikoloa Village: per muoversi tra le sue varie zone si usava il treno o la barca! La parte bella è che questi mezzi di trasporto ed anche altre strutture sono a disposizione (gratuitamente) anche dei visitatori, infatti ci siamo concessi un giro in barca sui canali artificiali. All'Hilton sanno chiaramente che chi entra i qualche modo spenderà comunque dei soldi...
Usciti da Waikoloa ci siamo spostati - oh, sorpresa - in spiaggia. E che spiaggia: l'Hapuna Beach State Recreational Area. Situata in una meravigliosa baia con acque calme (ma non troppo... il giusto) anche in inverno, è parzialmente resa meno selvaggia dalla presenza di un enorme resort su uno dei lati.
Per la notte siamo saliti a Waimea, un delizioso luogo di montagna con clima e paesaggio "scozzesi", dove merita decisamente trascorrere qualche notte. Abbiamo conosciuto Derek, il gestore sudafricano del B&B "Aaah, The Views", che ci ha accomodati nel bellissimo Garden Cottage (US$ 150 a notte per la stanza): l'intero ambiente era molto affascinante, nonché rilassante. Visto che c'era una cucina nella stanza (che di fatto era un mini appartamento) abbiamo scaldato delle specie di rotoli di carne e mozzarella acquistati al supermarket e cenato direttamente nel B&B accompagnando i rotoli con ottima birra di Kona. Eh, il risparmio... ;-) La presenza di segnale wifi (gratuito) ci ha anche consentito di dare un'occhiata all'e-mail.

7 - Un mondo più in alto (2 Febbraio 2009)

Abbiamo accolto favorevolmente la colazione continentale a buffet di "Aaah, The Views": dopo 5 giorni di (seppur ottime) colazioni "rocciose" iniziavo ad aver voglia di qualcosa di più leggero. Inoltre, dovendo salire il Mauna Loa, meglio non appesantirsi troppo.
La strada, asfaltata ma a tratti davvero mal messa, arriva fino agli osservatori circa a quota 3400: da lì si prosegue a piedi. Dopo aver (ovviamente, sempre secondo i principi dello sport sicuro) saltato ogni tipo di pausa per acclimatamento, siamo saliti fino alla caldera a quota 4000 in mezzo ad un campo di lava davvero spettacolare, con tunnel ed altre formazioni. Arrivare alla vera vetta (4169 metri) avrebbe richiesto varie miglia di cammino, peraltro inutili ai fini della visuale. Essendo partiti tra l'altro alle 11, non ce ne sarebbe nemmeno stato il tempo, pertanto abbiamo optato per un picnic in quota (temperatura di pochi gradi sopra lo 0 e chiazze di neve in giro) e siamo discesi, raccogliendo qualche souvenir durante il percorso. Alla fine ero anche un po' provato. In ogni caso il sentiero è adatto a tutti, dopo aver verificato le condizioni meteorologiche: il tracciato, benché non sempre evidente, è segnalatissimo da enormi ometti che lo rendono inequivocabile (facendo un po' di attenzione) anche in caso di nebbia.
Nel tardo pomeriggio siamo saliti all'Onizuka Visitor Center, sulle pendici del Mauna Kea, per lo stargazing notturno (gratuito, gestito da volontari). Il centro visite è piccolo, non particolarmente attraente e la temperatura interna è di poco superiore a quella esterna (9 gradi, quota 3000 metri). Appena calano le tenebre, tuttavia, tutto cambia: le soffuse luci rosse, i telescopi ed il mare di nuvole sottostante trasmettono l'impressione di trovarsi in un mondo più alto, lontano dalle tribolazioni della civiltà - e non si vorrebbe mai andare via. Purtroppo anche il cielo soprastante ero un po' velato, e di fatto è stato possibile osservare solamente la Luna. Sulla strada, assolutamente da non perdere i (veritieri) cartelli "beware of invisible cows".

8 - Freddo (3 Febbraio 2009)

Quella mattina potevamo benissimo trovarci in Scozia: Waimea era immersa in una gelida nebbia e battuta da una graffiante pioggia nebulizzata che, trasportata da un vento forte ed incessante, ti martoriava senza alcuna possibilità di difesa. Se mi fossi filmato e avessi detto a qualcuno "qui ero alle Hawaii", nessuno mi avrebbe creduto; d'altro canto la diversità climatica è uno degli aspetti più intriganti di queste isole.
Abbiamo perso un'ora per trovare una lavanderia, pur facendocela indicare da Derek: era camuffata a tal punto da sembrare un bar. Riportato il bucato in camera, ho poi combinato uno dei miei disastri: mentre tentavo di fotografare il torrente ingrossato dietro il B&B, sono inciampato su uno scalino ed ho distrutto uno dei faretti disposti sulla scalinata - che tristezza. Ho trovato Erika e le ho chiesto scusa, pregandola di prelevare dalla mia Mastercard eventuali costi di riparazione (non l'ha poi fatto).
Abbiamo cercato di dare una svolta positiva alla giornata visitando la North Koala Coas, però le piogge molto estese ci hanno reso impossibile sia scendere alla spiaggia di sabbia nera che rilassarci in una di quelle più a Sud. Sabry ha quindi optato per una sauna da "Aaah, The Views", io ho invece disbrigato qualche urgenza lavorativa sfruttando il wifi gratuito.
L'idea originale per la serata era di cenare da Merriman's, il miglior ristorante delle Hawaii; in realtà abbiamo alla fine deciso di cuocere qualcosa al microonde (+ delle patate nel forno normale) poiché eravamo un po' stanchi ed era tardi: 140 dollari risparmiati. Io ho persino cucinato (scaldato, più che altro) un burrito, che non si è rivelato affatto male accompagnato da opportune birre di Kona. Nel globale, la giornata è stata nonostante tutto rilassante e divertente.

9 - Fango (4 Febbraio 2009)

Sprazzi di sereno al mattino, poi ancora pioggia per quasi tutta la giornata. Inoltre, era già ora di lasciare "Aaah, The Views", posto davvero caratteristico, romantico, e rilassante. Questo potrebbe diventare il mio B&B preferito, forse assieme alla Commodore Guest House a Rothesay (Scozia). Nella mia classifica personale dei migliori luoghi dove pernottare, comunque, continua a permanere al numero 1 l'Ace Hotel di Londra, dove mi sento un po' come nel salotto di casa mia.
Abbiamo iniziato con un fuori programma, visitando la Old Miner's Quarry Cave lungo la curvilinea Old Mamalahoa Highway, una piacevolmente tetra grotta lavica. Sempre su questa strada siamo passato davanti ad un B&B davvero delizioso, fatto di tronchi di legno: purtroppo non ne ricordo il nome.
La Waipi'o Valley è stata un'esperienza. Anzitutto pioveva e la vallata tropicale, già umida normalmente, era letteralmente un acquitrino: ci siamo dovuti togliere le scarpe 2 volte solo per andare avanti sulla strada. La valle merita comunque assolutamente in giro, poiché è spettacolare; merita inoltre dare un'occhiata alla gente che ci vive (alcuni sono personaggi davvero eccentrici) ed ai cavalli che girano liberi per le strade. Prestate attenzione al ritorno: sono 300 metri di dislivello ripidissimi (all'andata, scendendo, quasi non ci si fa caso) e, pioggia o no, si suda fino allo stremo (siamo pur sempre ai tropici...); cercate comunque di non cedere alla tentazione di chiedere un passaggio agli shuttle turistici, che saranno felicissimi di riportarvi all'auto a carissimo prezzo.
Dopo uno stop alle Akaka Falls (parcheggio pare sia ad elevato rischio scassinamento, ma cascate belle) abbiamo proseguito verso Hilo fino allo strepitoso Hawaii Tropical Botanical Garden: visto che siamo arrivati lì a soli 45 minuti dalla chiusura, abbiamo dovuto correre attraverso il meraviglioso giardino tropicale, ricco di orchidee e di decine di altri fiori ed alberi - questo è da non perdere assolutamente anche se costa US$ 15 a testa, ed è opportuno dedicarci un paio d'ore.
Ad Hilo avevamo fermato una camera al Dolphin Bay Hotel. A questo punto divago volentieri sul motivo per il quale in questo viaggio ho prenotato i luoghi dove dormire anziché cercarli di giorno in giorno come ho sempre fatto. Alle Hawaii i B&B e gli hotel a basso/medio costo ma decente sono relativamente pochi e quindi tendono a riempirsi subito; peraltro, i B&B sono anche difficili da individuare ed ottenere una stanza il giorno stesso (anche se libera) può rivelarsi impossibile. È anche vero che si rischia poco di dormire all'aperto: qualche bettolaccia che non vale il suo prezzo si trova sempre, ed anche i numerosi ed immensi resort hanno sempre camere libere (ma potrebbero essere costose). Le prenotazioni sono dunque essenziali se non ci si porta la tenda (ed anche nel caso la sia abbia, ci sono alcune complicazioni come la necessità di permessi e la scarsità di luoghi dove piantarla legalmente. Tornando a noi, anche il Dolphin Bay si è rivelato una scelta piuttosto azzeccata (US$ 99/notte per lo studio con cucina, TV via cavo, wifi gratuito, frutta, caffè e muffin).
L'eccentrica signora alla reception ci ha parlato un po' di Hilo e ci ha direttamente consigliato di cenare al Garden Snack Club che, a dispetto del nome, è un locale thailandese con influenze hawaiiane. È un po' una bettola, ma abbastanza curata ed i piatti di pesce (non proprio economici ma nemmeno ripidissimi) sono deliziosi. Il locale non può vendere alcolici ma è "licensed" quindi, come nei migliori film, mi sono portato le mie birre.

10 - Scarafaggi (5 Febbraio 2009)

Il tempo passava più veloce di quanto avrei voluto, e mi stavo ancora una volta rendendo conto (è successo in quasi ogni viaggio) di come 15, 20 o 25 giorni sembrino tanti ma poi non bastino mai per fare tutto ciò che si vorrebbe: è sempre necessario tagliare qualcosa. A proposito di tempo, quello atmosferico era in leggero miglioramento, nel senso che restava nuvoloso e sui 20 gradi, ma almeno non pioveva.
Ciò si è rivelato ideale per la nostra uscita a Volcano: scende nel cratere sotto il sole sarebbe stata una tortura. Il cratere è da non perdere (US$ 10 per l'ingresso auto al parco che include altri crateri, fumarole, un museo, ...): la discesa al suo interno è spettacolare, come anche l'attraversamento del gigantesco lava tube nei prezzi (un po' troppo affollato quest'ultimo, per la verità). Interessante che parte del parco fosse chiusa poiché uno dei crateri emanava vapori solforosi decisamente tossici. Altre parti, sempre a causa degli stessi vapori, erano "a proprio rischio": noi naturalmente amiamo il rischio e siamo giunti a meravigliose quanto delicate scogliere laviche, con onde gigantesche che le battevano facendole tremare sotto i nostri piedi.
In precedenza eravamo stati a Kehena Beach, spiaggia di sabbia nera popolata da gigantesche tartarughe verdi - ho scattato decine di foto.
Cosa c'è di meglio di un tramonto sulla lava incandescente per concludere la giornata? Nulla, infatti siamo scesi, armati di lampada frontale, oltre Kalapana attraversando campi di lava sopra ai quali, in mezzo al nulla, sorgono sparse case abitate. Un posto spettrale, l'idea di vivere lì penso metterebbe i brividi a chiunque: per chi ci abita (un tempo era un villaggio, poi sommerso dalla lava), immagino sia semplicemente casa. La colata lavica era impressionante, ma non sono riuscito a scattare foto convincenti a causa della grande distanza (imposta dai sorveglianti) a cui essa si trovava; in compenso dal medesimo luogo mi sono riuscite decenti foto del tramonto sull'oceano, complice anche qualche sprazzo di cielo sereno dopo giorni di maltempo. Benché disperso nel nulla, il sito di osservazione della lava è puntellato di bancarelle che vendono ogni genere di "merchandise lavico": sembra di essere ad un concerto rock!
Dulcis in fundo, la sorpresa: una colonia di grossi scarafaggi aveva infestato i panini che avrebbero dovuto costituire la nostra cena (riposti nell'enorme bagagliaio di Alfred, la "nostra" Lincoln Special Edition). Abbiamo così dovuto ripiegare su dei biscotti, visto che i morsi della fame ci impedivano di attendere il raggiungimento di un locale mangereccio.

11 - City life (6 Febbraio 2009)

Per l'ultimo giorno su Big Island abbiamo deciso di iniziare con le Rainbow Falls, pregevoli cascate poco fuori Hilo, e con le vicine Pe'epe'e Falls & Boiling Pots: le pignatte non bollivano poi tanto, ma il luogo vale ugualmente un giro (meglio con il sole, nel nostro caso ovviamente pioveva).
Rientrati ad Hilo per visitare il Lyman Museum (US$ 10 a testa, sulla storia delle Hawaii; da non perdere, un museo davvero ben fatto). Il clima era migliorato a tal punto da indurci a fare due passi per la città sotto il finalmente ritrovato sole. Hilo ci ha offerto qualche bello scorcio e dei buoni momenti di shopping... siamo pur sempre turisti, per quanto "avanzati". ;-)
Il Lava Tree State Park, nella provincia di Puna, mi ha colpito favorevolmente: anzitutto il parcheggio mi è parso decisamente sicuro, a differenza di quanto riportato su TripAdvisor; il parco, con gli alberi inglobati nella lava, era malinconico e romantico assieme. Abbiamo pranzato (usuali panini con affettato confezionato, parte essenziale dei miei viaggi sin dal 2001) in riva alle Kapho Tide Pools. Qui mi sono anche divertito a passeggiare tra pesci e coralli di vari colori, mentre Sabry si cimentava nello snorkeling. Forse il momento più rilassante della giornata è stato però poco dopo, nella thermal pool di Ahalanui: il vulcano Kilauea scalda l'acqua e sembra di trovarsi nella vasca da bagno - fantastico (infatti è pieno di gente), anche perché le fortissime onde che si infrangono sull'esterno della pool creano un effetto notevole.
Ma nulla, e dico nulla, a volte è più importante della cena. :-) A Hilo c'è il Café Pestro, consigliato dall'arzilla vecchietta del Dolphin Bay Hotel: al gestore piace molto l'Italia, è ciò si vede in risotti, caprese e molte altre proposte. In Italia deve esserci persino stato, poiché cucina davvero alla grande, ovviamente aggiungendo un tocco hawaiiano alle ricette. Alla cena abbiamo aggiunto un paio di birre (come aperitivo, in realtà) in un vicino locale in stile americano... le ale locali sono davvero deliziose (anche se a quella di Hilo preferisco quella di Kona).

12 - Germania (7 Febbraio 2009)

Giro di boa e cambio di isola: dopo 11 notti (la metà del totale) a Big Island, alle 8 (levataccia alle 5) siamo saliti sul piccolo aereo ad eliche di Island Air per trasferirci su Maui. Prima abbiamo naturalmente restituito Alfred, la Lincoln SE a cui eravamo ormai affezionati, all'aeroporto di Hilo (+US$ 75 per restuirla lì anziché a Kona dov'era stata noleggiata). Spiaceva un po' lasciare Big Island, così varia e spesso insolita - decisamente l'isola tropicale che non ti aspetti - ma era ora di vedere anche il resto.
Atterrati a Maui, pareva di essere molto più lontani rispetto a quanto la mezz'ora di volo facesse supporre. A differenza di Big Island, Maui mi è subito apparsa come l'isola tropicale che ti aspetti (o che sogni ;-)): sole che spacca in un cielo perfetto, clima più caldo, maggiore affollamento turistico, dimensioni molto piccole.
Dopo aver noleggiato Lucy (una Chevrolet Impala, US$ 437 da Budget con LDW e SLI) abbiamo percorso la tortuosa e stretta strada costiera che scorre sulla spettacolare costa di West Maui: i panorami sono assolutamente imponenti quindi, come adoro dire in questi casi, è da non perdere. Durante il tragitto un venditore ha anche cercato di fermarci per venderci della banane. Ci siamo fermati molto opportunamente a vedere il Nakalele Blowhole: le impetuose onde del mare riempiono delle cavità sotterranee il cui contenuto si libera poi molto al di sopra della terraferma tramite un grande buco; l'effetto è analogo a quello di un geyser, ma è generato dalle sole onde del mare. Pohaku Kani, poco distante, è una bellstone alquanto divertente da "suonare" fino ad ottenere il giusto suono "vuoto" (che pare porti fortuna): prestate molta attenzione quando attraversate la strada per raggiungerla, gli automobilisti non vedono l'ora di arrotarvi.
Arrivati a Lahaina, abbiamo raggiunto la House of Fountains (US$ 150+tax/notte per la Hibiscus Room, colazione inclusa). Questo B&B è un pezzo di Germania trapiantato alle Hawaii. Benché le decorazioni siano così hawaiiane da aver fatto vincere un premio al luogo, basta sentire l'accento di Tatjana e Daniela (che gestiscono il posto) per renderci conto della realtà; alcuni membri dello staff neppure parlano inglese, tutti gli ospiti tranne noi erano tedeschi.
La sera è stata l'occasione giusta per un primo giro a Lahaina, la cittadina più caratteristica vista fin'ora: è un po' in stile "Monkey Island" è ci è molto piaciuta. Lahaina è anche discretamente grande (per gli standard di Maui) e movimentata: di certo ancora molto tranquilla rispetto ad una Lignano, ma almeno alle 22 era ancora possibile cenare (il che per noi, che ci prendevamo sempre tardi, era ottimo). Oltre ad andare a cheeseburger e patatine, non abbiamo proprio potuto esimerci da un po' di shopping di merchandising all'Hard Rock Café: questo cerco di non perdermelo mai, ovunque lo trovi (peccato che quello di Kailua Kona avesse chiuso i battenti).

13 - 40 tonnellate (8 Febbraio 2009)

Altra levataccia alle 5 per il Sunrise Whale Watching della Pacific Whale Foundation (appena US$ 17 a testa prenotando via Internet). La prima mezz'ora mi stavo davvero addormentando (e qualcuno del gruppo si è addormentato davvero), ma poi era davvero impossibile non sgranare gli occhi di fronte allo spettacolo.Balene di 40 mila chili (in pratica pesanti come un ferry e grandi come la locomotiva di un treno) entravano ed uscivano dall'acqua ad appena 100 metri di distanza dalla nostra imbarcazione. E ce n'erano a decine!!! (ogni inverno ne "stazionano" circa 18 mila presso le coste di Maui). Questo credo proprio sia uno dei momenti principali di una vacanza (invernale) alle Hawaii (in estate le stesse balene sono invece in Alaska).
Visto che eravamo già al porto, abbiamo deciso di prendere il ferry delle 9.15 per la vicina isola di Lana'i (US$ 30 a persona per singola tratta...). Mi sono addormentato quasi subito, ma il sonno non è durato tanto: l'attraversamento sembrava un whale watching, con decine di avvistamenti e tutti che scattavano foto con fotocamere, cellulari e qualunque cosa avessero con loro.
Lana'i è un'isola privata, sulla quale sorgono una minuscola città e due giganteschi resort della catena Four Seasons (appartenente a Bill Gates). L'isola è idilliaca, tanto che lo stesso Gates l'ha scelta per sposarsi (ed ha anche tentato, senza successo, di acquistarla tutta).

La città, Lana'i City, in realtà è un paesino - tra l'altro era domenica e quindi era tutto chiuso - che sembra rimasto ai "bei" vecchi tempi della coltivazione della canna da zucchero. Sono anche entrato all'Hotel Lana'i per chiedere un'informazione e, in mezzo a golfisti di mezza età in quel tranquillo lodge in legno, mi sono sentito di tratto proiettato nel passato... e persino più rilassato. Tutto finisce, ed ottenuta l'informazione sono uscito ad incontrare di nuovo Sabry per prendere la navetta per Manele Bay (US$ 10 per utilizzarla tutto il giorno a piacimento).
Siamo scesi al Four Seasons at Manele Bay, nel quale siamo entrati per raggiungere la spiaggia. Attraversando la lussuosa zona della piscina, un tizio dello staff stava arrivando da Sabry con un asciugamano. A quanto pare, e secondo quanto avevo osservato anche all'Hilton Waikoloa Village, in questi resort anche chi non è ospite è il benvenuto all'utilizzo (gratuito) delle varie strutture: quando uno beve un cocktail per loro va già bene (considerando i "4 gatti" che di giorno girano in quei resort enormi...). Noi comunque abbiamo declinato l'offerta per scendere verso la spiaggia: non è che facciamo 20 mila km per stare in piscina.
La spiaggia sotto il Four Seasons, quella di Huluopo'e Bay, è piuttosto gradevole, con le solite impeccabili strutture, un'acqua sufficientemente tranquilla ed un buono snorkeling. Alle attività in acqua io ho però preferito un'ascesa solitaria ad una punta che separa la spiaggia dal porto (situato nella vicina Manele Bay). Mi sono cucinato sotto il sole a picco delle 13.30, però sono stato premiato dalla "scoperta" (poi vista anche sul Lonely Planet) di una spiaggia nascosta, per accedere alle quale va superato un semplice passaggio su roccia friabile: il posto era frequentato solo da 5 o 6 bodysurfer, ma ad occhio è adatto anche per nuoto e snorkeling nonostante le acque un pelo agitate. Soprattutto, dalla vetta ho goduto di eccezionali viste su un enorme e tozzo faraglione erboso: sembrava di trovarsi in una delle coste più remote del mondo, anche se bastava poi girare la testa di 90 gradi per veder apparire qualche edificio del Four Seasons.
La giornata è così volata via ed è venuta presto ora di tornare al B&B a Maui per fare il bucato. I gestori tedeschi, come sempre, erano sulle scale a fumare assieme alla bella Pua (un pastore tedesco, ovviamente)... che personaggi. Cena all'Hard Rock Café, deserto la domenica sera quindi la colorita e colorata cameriera Amber era spesso dalle nostre parti a portarci da bere... il salmone era eccezionale, d'altronde da un HRC mi aspetto sempre della qualità (unità alla buona musica di sottofondo).

14 - Aloha shirts (9 Febbraio 2009)

A colazione c'era una sola ragazza, giacché ce la siamo presa comoda e gli altri ospiti avevano già finito - tedesca, s'intende. Geniale la trovata del tavolo con centro girevole, per poter facilmente attingere dai vari elementi della continental breakfast.
La giornata era dedicata al Maui Ocean Center: ripidi ma meritati US$25 a testa. È il più grande acquario tropicale del mondo, e la quantità di pesci per noi esotici che ci vivono pacificamente terrebbe chiunque impegnato qualche ora. Siamo anche riusciti a toccare le stelle marine: a quanto pare se le accarezzi non le disturbi, un po' come il cane.
Abbiamo disceso la costa attraversando Kihei, puntellata fittamente di resort, fino a Keawakapu Beach (?), spiaggia nemmeno troppo frequentata in cui mi sono persino cimentato in un po' di snorkeling in acque non profonde (odio quelle profonde): ho scoperto nell'occasione anche di aver rotto una pinna - le avevo appena acquistate a Kailua Kona, sigh.
In mezzo ai resort, ovviamente, fioriscono giganteschi centri commerciali all'aperto, che contengono un misto di boutique e di negozi un po' più "pane e salame": d'altronde in quei (pur lussuosi) resort c'è anche gente che - magari acquistando un pacchetto - ha speso poco e quindi suppongo anche in negozi debbano adattarsi alle possibilità di spesa più basse - che guarda caso corrispondono alle mie. Ho acquistato due ottime camicie Aloha (made in Hawaii), spendendo appena una cinquantina di dollari: meno che al mercato a Maniago.
Per l'ultima sera a Lahaina era di rigore una cena "di classe", ed abbiamo dunque shelto il Lahaina Fishing Co., che fa cenare in riva al mare a luce di fiaccola. Per arrivare alla terrazza è necessario attraversare una "galleria del vento" (dove c'è il bar) dove si incanala tutta l'aria proveniente dall'oceano, e quella sera ce n'era molta. Al di la del delizioso e nemmeno troppo costoso pesce alla griglia, Sabry come dessert ha ordinato un brownie che si è rivelato essere enorme; tra l'altro era tutto ricoperto di panna montata e - come se non bastasse - sopra di esso era collocata una gigantesca palla di gelato al macadamia. Nonostante il mio aiuto, alla fine dell'impresa Sabry presentava decisamente una brutta cera, tanto più che non siamo nemmeno riusciti a trascinarci verso un altro locale per un ultimo mai tai.

15 - Yurt (10 Febbraio 2009)

La House of Fountains ha una bella cagna, Pua, che forse soffre un po' il caldo ma è taaaanto buona. Dopo la foto con la cagnetta abbiamo lasciato il B&B alla volta di Hana, percorrendo la celebre Road to Hana; sono in vendita persino magliete con scritte tipo "I survived the Road to Hana". In realtà si tratta di una strada migliore, ad esempio, di quella della Val Zoldana, per quanto sia invece molto più lunga. Nel mezzo ci siamo fermati per spettacolari viste sull'oceano, una chiesa di corallo e - ovviamente - per gustarci un panino (come al solito preparato da noi, dopo la spesa al supermarket).
Presso Hana, sono da non perdere le Ke'eleku Caverns (US$ 11+tax a testa, lampada inclusa): vaste, spettacolari e buie grotte laviche che si esplorano da soli leggendo cartelli sparsi qua e là. Davvero divertente, e le stalattiti di lava che sembrano cioccolato sono incredibile. Un complemento quasi altrettanto divertente è il "labirinto vegetale" subito fuori dalle grotte: non è molto frequentato, attenzione alle ragnatele.
Hana appare come un piccolo paese piuttosto remoto e rilassato, ed il nostro alloggio era perfettamente in tema: uno yurt al Luana Spa Retreat (US$ 140+tax/notte). Per chi non lo sapesse, uno yurt è una tenda circolare (utilizzata in Asia, più che altro) con struttura rigida, dentro la quale c'è in pratica una casetta in miniatura. Nel nostro caso c'erano un letto matrimoniale, una cucina, qualche armadio ed un tavolino per mangiare con ineguagliabile vista sulla Hana Bay. Al di fuori dello yurt si trovava un lanai con la stessa vista (lo yurt era in cima ad una collina). Inoltre, era l'unico: il Luana Spa può ospitare solo 2 persone a notte. Penso di non avere mai visto (figuriamoci dormito in) un luogo più romantico. Da notare comunque che, nonostante l'aria remota di tutto ciò, c'è un ottimo servizio di Internet wifi gratuito ed ad alta velocità.
Prima del tramonto abbiamo fatto in tempo a camminare fino ad una vicina spiaggia di sabbia rossa, dove Sabry ha anche fatto il bagno poiché una fila di scogli protegge la piccola baia dall'oceano (molto) impetuoso.
Dopo un aperitivo sul sopra citato lanai (in cui c'era anche un grande heiau), ho cotto al microonde delle pizze acquistate al WalMart: sono geniali, nel senso che si tratta di normali pizze da forno che, tramite uno speciale piattino argentato incluso nella confezione, si possono cuocere anche al microonde (onnipresente nei B&B e hotel delle Hawaii). E sono persino (abbastanza) buone. Stasera purtroppo non avevo una birra da abbinare, quindi ho ripiegato su un'ottima "aranciata non gassata" prodotta biologicamente alle Hawaii.

16 - Road from Hana (11 Febbraio 2009)

Nella notte è piovuto, come spesso accade ad Hana: ascoltare il suono della pioggia dallo yurt è un po' come essere in campeggio... ma con la certezza che la tenda è ben montata. ;-) Alle 8 eravamo alla Kaihalulu Beach, la spiaggia di sabbia rossa dove eravamo stati anche il giorno prima, per un bagno mattutino sotto i primi raggi del sole (le nuvole iniziavano a diradarsi); sorprendentemente, c'era persino altra (poca) gente... un grande incipit di giornata!
Lasciato questo incantevole luogo, grazie alle indicazioni della proprietaria (Nancy) abbiamo deciso di percorrere la Pilani Highway per tornare al centro dell'isola, anziché rifare la Road to Hana: sulla Pilani ci sono lunghi tratti sterrati, quindi tecnicamente abbiamo violato il contratto di noleggio dell'auto. In realtà, la strada non è affatto mal messa, ed è anche più spettacolare della Road to Hana - tanto da farmela rinominare Road from Hana.
All'inizio del percorso ci siamo fermati all'Halakala National Park (a 'Ohe 'o Gulch). Un percorso a piedi di 4 miglia a/r ci ha condotti, tra fango, banyan ed un'incredibile foresta di bamboo, ad una cascata alquanto impetuosa anche a causa delle piogge dei giorni precedenti; non era infatti possibile fare il bagno nelle pozze, con rattristamento di Sabrina. Comunque, da non perdere.
Secondo il Lonely Planet la strada, dopo il parco nazionale, diventa tortuosa "come il cammino di un cowboy ubriaco": in effetti così è, ma è davvero divertente, e nemmeno poi così intricati se si è abituati alle vallate alpine. Il percorso ci ha regalato scorci indimenticabili su canyon scavati dalla lava, scogliere e naturalmente sull'oceano. Il giusto premio che ci ha atteso alla fine della strada è stata la Tedeshi Winery, l'unica azienda vinicola della Hawaii. Le degustazioni sono gratuite ed i vini buoni, anche se non somigliano affatto a ciò che io intendo per vino: sono più dei succhi d'uva aromatizzati con vari frutti tropicali e non; validi in ogni caso, ed anzi e me erano anche più graditi del vino "normale" (per cui non vado matto, sono un friulano atipico).
Facendo la spesa a Makawo abbiamo trovato dei pomodori gialli al supermarket: non li avevo mai visti; hanno lo stesso gusto di quelli rossi, un po' come accade con i peperoni. Ho anche acquistato un paio di infradito country, olé.
La destinazione per la notte (e per le 2 successive) era la Over Yonder Farm, un B&B ad Hai'ku (US$ 130+tax/notte per la Plumeria Suite). Disperso tra gli sparsi gruppi di case dell'upcountry, si è rivelato un posto davvero niente male (in teoria era una scelta "di ripiego", poiché la Spyglass House a Pa'ia non aveva disponibilità): Nejda ed il suo delizioso cane Dodger ci hanno accolti con il giusto entusiasmo. La padrona si è mostrata prodiga di consigli, primo tra tutti un luogo per la cena, il Hali'imaile General Store, che è un locale in cui cenare assolutamente se ci si trova da queste parti: oltre ad essere un luogo estremamente piacevole (riprende lo stile dell'epoca delle piantagioni), il cibo è di assoluta qualità. Sabry ha preso una gigantesca bistecca ed io una piccantissima (avevo le lacrime...) zuppa di riso e pesce. Non si poteva naturalmente chiudere senza un'ottima fetta di torta al mai abbastanza lodato macadamia.

17 - Gli ultimi ranch (12 Febbraio 2009)

Ogni giorno appresso di più il macadamia. Questo frutto a metà strada tra un'arachide ed una noce, sintetizza il meglio di entrambe... non capisco come mai al di fuori delle Hawaii sia così poco diffuso... forse l'albero non cresce, boh.
Ci siamo alzati presto, saltando la colazione del B&B poiché alle 8 dovevamo essere presenti al check-in Pony Express per il giro a cavallo di un ranch in attività (2 ore, US$ 110 a persona). Appena ho visto la tizia ed i cavalli, lei mi è sembrata un po' severa ed i cavalli un po' agitati; in realtà il mio cavallo, Pegasus, era davvero un tesoro, e la tizia del ranch simpatica (e molto ciarliera). Il giro è stato peraltro interessante, con viste strepitose sulla parte centrale di Maui, aggirandosi tra le mucche ed apprendendo qualcosa sulla storia dell'isola. Ah, il cavallo di Sabry (Cowboy) era decisamente più vivace del mio, ma lei ha molta più esperienza nel settore. La tizia ci ha spiegato qualcosa sulla complicata situazione economica delle Hawaii che, con una riduzione del 25% del turismo dalla West Coast degli USA (che rappresenta buona parte del turismo hawaiiano ed ora come tutti gli USA ha qualche problema) non se la stanno passando benissimo. In effetti anche a me, pur essendo Gennaio e Febbraio alta stagione, non è parso di vedere molta gente in giro; in particolare, i tour che abbiamo fatto erano sempre mezzi vuoti - peccato che questa penuria di presenze non abbia portato a prezzi più aggressivi. La stessa guida ci rivelava anche il ranch è passato da 11 a 4 dipendenti nel giro di uno anno.
Abbuiamo fatto un salto allo 'Iao Needle, uno spuntone erboso che merita una foto anche se i sentieri permettono di avvicinarsi solo limitatamente (dev'essere zona protetta): peccato, mi era sembrano scalabile con facilità. Finalmente, grazie alla positiva spesa del giorno precedente, siamo riusciti a mangiare dei panini con provolone e pomodoro: non ne potevo più degli affettati. Tra l'altro, una nota sui supermarket: Foodland è la catena migliore dove fare la spesa, in quanto somiglia molto di più ad un negozio europeo ed offre molti buoni formaggi, verdura fresca, un bel banco degli affettati, etc. Decisamente molto superiore a WalMart!
Ci voleva un po' di spiaggia, quindi nel pomeriggio ci siamo distesi sulla Baldwin Beach a Pa'ia, spostandoci alcune volte per trovare un luogo meno battuto dal forte vento che ci gettava addosso la sabbia di corallo di cui la spiaggia è composta. C'erano molte persone che portavano il cane a fare il bagno, tirandogli la classica pallina o legnetto da recuperare: vederli era molto rilassante.
Dopo la cena un po' costosa della sera precedente, abbiamo optato per qualcosa di più giovanile ed conomico al Café Mambro di Pa'ia (che la sera è davvero carina da girare, per quanto sia piccolissima ha movimento e vari locali interessanti). Mi sono fatto personalizzare un bacon-cheese burger con il feta, una delizia ai limiti dell'incredibile. Mentre stavamo mangiando, ad un certo punto ci hanno spostati di tavolo poiché doveva iniziare la proiezione di The Ring: le luci si sono infatti spente poco dopo, e persino le cameriere bisbigliavano; abbiamo visto 15 minuti, sufficienti per far impaurire Sabry.

18 - Piscina in mare (13 Febbraio 2009)

Ad Hai'ku era una mattina di pioggia. Il check-in della crociera di snorkeling a Molikini era alle 7.15 a Ma'alaea, dove non solo non pioveva ma il cielo era anche completamente sereno. Questi sono i normali microclimi delle Hawaii: basta spostarsi di 5 Km perché cambi tutto!
La crociera, organizzata dall'ottima Pacific Whale Foundation (che investe buona parte dei suoi utili nella salvaguardia della fauna marina) all'inizio mi aveva un po' preoccupato: l'idea di venire "buttato a mare" lontano dalla costa ed essere lasciato lì a guardare i pesci non mi esaltava; Sabry sembrava invece coltivare grandi aspettative verso questo tour, e devo dire che aveva ragione. Giunti al porto abbiamo notato gente vicino ad un'imbarcazione della Pacific Whale Foundation e ci siamo diretti lì. Anziché del tour delle 8, si trattava di quello delle 7 che salpava in ritardo, ma né noi né tanto meno quelli dello staff si sono accorti di ciò e quindi siamo partiti con loro (il check-in sarebbe stato alle 6.15). Questo piccolo errore alla fine si è rilevato ottimo per noi, poiché le acque di Molokini si sono agitate al punto da divenire non sicure appena mezz'ora dopo il nostro arrivo nello spettacolare cratere sommerso: con il tour successivo lo snorkeling sarebbe saltato. La nave era gigantesca e lo staff davvero simpatico ed estremamente preparato. Durante il tragitto ci è stata servita una leggera colazione. Arrivati a Molokini, nel giro di 5 minuti i tizi avevano attrezzato un'ampia area posteriore alla nave con delimitatori e 2 persone in kayak che facevano da bagnini: loro stesso chiamavano la zona "piscina" e distribuivano galleggianti di ogni tipo, maschere graduate (fantastiche, finalmente ci vedevo sott'acqua) e maglie da immersione. Non solo: al rientro in barca ci attendeva una barbeque gigantesco e molto vario (c'erano anche hamburger vegetali), arricchito da cocktail inclusi nel prezzo (US$ 88 a testa, 5 ore di durata). Io ne ho bevuti 3 (un mai tai, un piña colada, un endless summer): piuttosto carichi ed alle 10 di mattina sotto il sole facevano il loro effetto, ma devo dire che lo staff era bravo ad accertarsi che chi mangiava e beveva avesse smesso di tuffarsi in acqua (sennò immagino i risultati...).
In anticipo per San Valentino, ho acquistato per Sabry un paio di orecchini di legno nel centro commerciale di Wailea, già visitato e citato nel capitolo 17 - davvero un posto valido, per quanto possa esserlo un centro commerciale.
Più a Sud, abbiamo optato per un bagno a Big Beach e, come il giorno precedente, ci è voluto un po' per trovare una collocazione riparata dal vento che ci permettesse di non venire sepolti dalla sabbia. Era un posto comunque divertente, con belle onde sulle quali si avventavano bodysurfer di vari livelli di bravura. Siamo anche riusciti a fotografare una mangusta.
Pa'ia meritava decisamente una seconda visita serale, con sosta per cena al Pa'ia Fish Market Restaurant. È sufficientemente spartano: si ordina al banco, e Sabry si è dovuto spillare la Cocacola; alla fine abbiamo anche sparecchiato. Tutto ciò che contava però c'era: cibo in stile hawaiiano-messicano a base di pesce semplicemente eccezionale, un bell'ambiente e prezzi onesti. Una cena così perfetta da necessitare un mai tai a coronamento.

19 - Las Vegas on the beach (senza casinò) (14 Febbraio 2009)

L'ultima delle 3 mattine all'Over Yonder Farm siamo riusciti a fare colazione nella caratteristica sala comune, con rilassante vista sul giardino. Abbiamo potuto apprezzare l'estrema cura dell'ambiente, che nei giorni precedenti avevamo visto solo di sfuggita. Nejda ci ha regalato un paio di brochure su O'ahu prima della nostra partenza. Abbiamo quindi restituito Lucy alla Budget ed un breve volo ci ha condotti a Honolulu.
Già osservando dall'aereo la vasta area urbanizzata (pare che Honolulu sia la nona città degli USA) si capiva che O'ahu sarebbe stata una storia molto diversa. Noleggiata l'auto sempre da Budget (ovviamente la Mastercard non ha funzionato...), una full-size Mercury Milan rossa (US$ 347.37 con LDW e SLI) di nome Astrid, ci siamo subito lanciati sulle freeway fino a raggiungere il downtown. Questo mi ha dato un'impressione un po' alla City of London, con il suo miscuglio di vecchi edifici e di alti grattacieli. La visita più interessante è stata sicuramente quella allo 'Iolani Palace, da dove gli ultimi re e regine hanno regnato. Per entrare vengono forniti dei morbidi rivestimenti da porre attorno alle scarpe, così da non rovinare i pavimenti: molto divertente. L'interno del palazzo è notevole, con molti elementi europei (i regnanti delle Hawaii adoravano tutto ciò che era europeo), sfarzoso ma non troppo kitsch. Da vedere assolutamente. Siamo poi saliti sulla Aloha Tower, ottime le viste sulla città.
Waikiki è un quartiere di Honolulu, ma se ne discosta radicalmente: grattacieli sul lungomare, hotel ristoranti, negozi e centri commerciali si contano a centinaia: una sorta di Las Vegas a ridosso della spiaggia, ma senza i casinò. Vedendola da una prospettiva più "nostrana", Waikiki è un Lignano molto più grande, tenuta molto meglio, e con un mare decisamente superiore.
Per una volta sono voluto andare in controtendenza (ehm, almeno parzialmente) rispetto alla mia vena risparmiosa: ho scelto una camera ocean front ai piani alti dell'Hotel Renew (US$ 190+tax a notte per la stanza) con vista sia sull'oceano che su Diamond Head, il cratere che domina su Waikiki. Il prezzo di una simile camera a Waikiki dovrebbe aggirarsi sui 350-400 dollari, ma abbiamo scelto un hotel senza piscina, ristorante e negozi: con quel mare, si attraversa il mondo per stare in piscina? La strip di Waikiki è inoltre imbottita di ristoranti e negozi, senza notare che quelli degli altri hotel sono liberamente accessibili. Appena giunto nella via dell'hotel ne ho subito combinata una delle mie: vedendo una rampa con scritto "valet parking only" ho pensato di tradurre con "sali qua solo che vuoi che il valet ti parcheggi l'auto" (cosa che volevo), mentre invece significava "solo il valet può salire qua". Mi sono dunque ritorvato in mezzo alle auto incastrate come i pezzi del tetris e non riuscivo più ad uscirne, così sono dovuto andare all'ingresso dell'hotel (dove avrei invece dovuto lasciare l'auto) a chiedere umilmente aiuto al valet. Tutto risolto: farsi parcheggiare l'auto costa altri US$ 20 al giorno con illimitate operazioni di deposito e ritiro (per ciascuna delle quali sono di rigore US$ 2 di mancia al valet); il prezzo è alto, però vedersela con i parchimetri a Waikiki è una palla, si parcheggia lontano e non si risparmia nemmeno tanto.
Finalmente, con il mare a 2 passi da dove pernottavamo, abbiamo per la prima volta potuto goderci il tramonto in spiaggia fino all'oscurità completa, con tanto di spettacolo di hula - caratteristico, anche se a dirla tutta faceva un po' freddo a causa del vento dall'oceano. Ci siamo poi tuffati nella vita serale di Waikiki, che in effetti non è male, e tra nachos e qualche altro pupu, tra birre e mai tai, abbiamo comodamente tirato l'ora di andare a dormire festeggiando così un insolito San Valentino. Ah, Sabry mi ha regalato una cravatta Hawaiiana, simpatica ma sufficientemente elegante per tutte le occasioni. Per l'ultima birra siamo finiti in un Irish Pub (O'Neil), posto molto piacevole con musica live e birre buone: curiosamente, si poteva fumare all'interno (in realtà no, ma a quanto è emerso parlando con un altro cliente il gestore sfruttava una specie di vuoto legislativo...).

20 - Gamberetti (15 Febbraio 2009)

Stare in spiaggia a Waikiki? Troppo comodo, quindi dopo la colazione (compresa nel prezzo della camera) abbiamo puntato verso la Windward Coast per vedere un paio di cose, tra cui uno strepitoso tempio buddista dove ho anche suonato il gong. Si trattava del Byodo-In Temple (US$ 3 a testa), situato in mezzo ad un arioso e vasto cimitero interconfessionale. Una sosta al Kualoa Regional Park ci ha permesso di vedere da (molto) lontano i luoghi dove sono stati girati, tra gli altri, Lost e Jurassic Park (il vicino ranch organizzava visite a cavallo, ma abbiamo evitato questo volta). Il parcheggio di questo parco è pieno di vetri (finestrini) rotti, quindi non lasciate oggetti in vista e fermatevi poco. Di tempio in tempio, siamo passati a quello mormone, il La'ie Hawaii Temple. Una ragazza tedesca in abiti floreale ci ha subito individuati e ci ha trattenuti per una ventina di minuti con la storia del tempio, dei mormoni e dei profeti moderni; benché si trovasse di fronte a degli scettici, le brillavano gli occhi ogni volta che parlava della sua fede.
Dalla religione ai gamberetti fritti, cosa c'è di meglio? A Kahuku c'è un posto fantastico: un camionaccio vecchio e bisunto con qualche tavolo all'aperto chiamato Giovanni's Shrimp Truck. In poche parole: una vera bettola di prima classe, dove per US$ 12 ho gustato un piatto di gamberetti fritti all'aglio con riso così buono che al Four Seasons se lo sognano. Per la stessa cifra Sabry ha mangiato gli altrettanto buoni gamberetti fritti al limone. Questo è un posto da non perdere assolutamente, mi sto ancora pentendo di non avere ordinato il bis.
Più a Nord ci siamo fermati a Turtle Bay per rilassarci in un'ottima spaiggia avvolta - sik - da un resort, il che ha comportato US$ 5 di parcheggio. Giusto il tempo di assopirsi ed era ora di partire alla volta della mitica North Shore, mecca dei surfisti di tutto il mondo. In effetti a Sunset Beach le onde erano davvero alte (una decina di metri, a occhio) ed erano costantemente sfidate da decine di surfer davanti ad altrettanti osservatori seduti sulla piacevole spiaggia. Tendendo fede al nome della spiaggia, il sole è calato nel giro di pochi minuti, senza darmi nemmeno il tempo di scattare una foto con il disco solare ancora completo.
Seguendo le indicazioni questa volta non impeccabili del Lonely Planet, abbiamo deciso di cenare a Chinatown: al posto del luogo movimentato che ci si potrebbe aspettare (vedi Chinatown a Londra) abbiamo trovato vie deserte e ristoranti chiusi (erano le 21.30 circa): l'unico cinese ancora aperto in effetti ci ha servito del granchio delizioso, ma con un po' di fretta poiché stava per chiudere ed il cuoco doveva evidentemente andare a casa con urgenza. Vabbeh. Un consiglio: la sera restate a Waikiki, c'è tutto ciò che serve e ci si diverte. Dopo l'immancabile mai tai al ResortQuest siamo andati a dormire (Sabry aveva tra l'altro freddo, era in abiti leggeri e la serata era ventilata).

21 - Camicia hawaiiana uso business (16 Febbraio 2009)

Di primo mattimo Sabry ha preso una lezione di surf a Waikiki (US$ 40), e se l'è cavata persino bene tra le didattiche onde della baia. Io ho preferito girare un po' per la strip.
Le Hawaii sono la sede di uno dei siti più importanti della storia degli Stati Uniti: Pearl Harbor. Il clou della visita, gratuita, è sostanzialmente il memorial dell'USS Arizona, a cui abbiamo potuto accedere in battello dopo la visione di un video di 25 minuti sull'attacco giapponese alla base americana - patriottico ma non stomachevole. Curioso che quasi tutti i visitatori fossero proprio giapponesi, per quanto anche la presenza statunitense fosse significativa poiché ricorreva il President's Day (una mezza festività). Il memorial è solenne e sufficientemente interessante, e si vedono un po' a pelo d'acqua e un po' sommerse varie parti dell'USS Arizona. Vicino, per circa US$ 10 a testa, abbiamo visitato l'USS Bowfish, un sommergibile vecchio e dismesso ma in ottime condizioni: è stato davvero divertente aggirarsi tra i vari comparti, adoro questi momenti. C'erano anche dei periscopi tramite i quali osservare la zona circostante: anche Sabry si è divertita molto a curiosare in giro.
Risalendo la costa Est verso Wai'anae abbiamo visto come le spiagge di quella zona siano popolate da molti homeless - che non necessariamente le rendono insicure, ma di certo poco piacevoli. È uno scenario che alle Hawaii difficilmente il turista si aspetta (OK, il 99% dei turisti non si spinge fino a Wai'anae), ma che fa parte di esse come di tutti gli Stati Uniti. Detto questo, il Poka'i Bay Beach Park è stato un luogo piacevole: acque calme (c'è una barriera artificiale), niente homeless (a parte nei bagni, davvero messi male peraltro) e un sacco di locali impegnati in barbecue ed attività da spiaggia.
Tornando verso Waikiki ci siamo attardati allo strepitoso Ala Moana Center di Honolulu, il centro commerciale più grande delle Hawaii. Non sono un appassionato di shopping, ma qualche aquisto "aloha" era d'obbligo e questo centro è davvero immenso, senza contare che i prezzi (di vestiti e scarpe, in particolare) sono ridicolmente bassi rispetto a quelli ultra inflazionati dei negozi in Italia. Oltre le varie camicie a fiori "de riguer", ho acquistato un ottimo dizionario hawaiiano-inglese. Parlando di camicie, ne ho comprata una a quanto pare garantita "uso business" (quindi anche per riunioni di alto livello, non che io partecipi ad alcuna) negli USA: è stata persino recensita da una rivista finanziaria. Al di la di tutto, è molto bella.
Siamo riusciti a tirare le 9 all'Ala Moeana, quindi non ci siamo mossi da Waikiki la sera (anche perché, come già scritto, non ne vale troppo la pena): un (ottimo) cheeseburger seguito da qualche cocktail con l'ombrellino in un piccolo discopub sotterraneo.

22 - Portuguese Man of War (17 Febbraio 2009)

Dopo 3 settimane di scarso sonno e di frequenti spostamenti, al mattino iniziavo ad essere stanco; nulla che comunque non fosse curabile con una buona colazione.
Sabry aveva dimenticato di leggere una nota del Lonely Planet, quindi abbiamo trovato chiusa per giorno di "riposo" la Hanauma Bay Nature Reserve (eh sì, anche le baie hanno diritto di riposare), il migliore sito di snorkeling dell'isola. Sabry era davvero triste, nonostante tutto lo snorkeling già fatto, e la salita a Diamond Head (US$ 5 per l'ingresso in auto al parcheggio) le ha solo in parte risollevato il morale. In realtà si è trattato di un'interessante escursione in mezzo a vecchie fortificazioni dell'esercito americano, anche se sulla stretta vetta c'era davvero troppa gente per muoversi agevolmente; dal lato positivo, la vista su Honolulu e Waikiki era impareggiabile.
In teoria il pomeriggio doveva scorrere tranquilamente al Waimanalo Beach Park, ma il clima si è messo davvero male, con vento e pioggia. Le acque, inoltre, erano infestate dal Portuguese Man of War, una medusa non piacevole, quindi sarebbe comunque servita una tuta per bagnarsi. Pertanto, dopo una breve permanenza, il rientro a Honolulu è stato obbligato.
Abbiamo fatto un salto all'Hard Rock Café, e Sabry ha acquistato un paio di scarpe in un vicino e ultraconveniente negozio di articoli sportivi. Nel frattempo il sole era tornato a splendere a sufficienza per stare un po' in spiaggia a Waikiki a vedere l'ultimo vero tramonto Hawaiiano (quello successivo l'avremmo al massimo potuto osservare all'aeroporto). In questa circostanza siamo stati avvolti da un po' di tristezza e non volevamo lasciare la spiaggia: dopo il tramonto non c'era tuttavia scelta, e siamo così handati a "visitare" l'Hilton Hawaiian Village (enorme, una Waikiki in "miniatura"!). Trattandosi pur sempre di un resort, abbiamo preferito poi uscirne per mangiare del buon pesce (condito col macadamia...) in un locale con musica hard rock di sottofondo. Poi ultime spese, ultimi mai tai, ...

23 - Last day in paradise (18 Febbraio 2009)

L'Hotel Renew, oltre a tenerci i bagagli per la giornata, ci ha permesso di utilizzare gratuitamente il valet parking per tutto il giorno (il nostro aereo decollava alle 22.15 verso Seattle).
Al mattino abbiamo ritentato la Hanauma Bay, ma lo snorkeling lì non era proprio scritto nel nostro destino: la spiaggia era chiusa per pericolo di meduse. Sabry si è consolata con una seconda lezione di surf a Waikiki. Le onde erano belle, e lei stava diventando alquanto brava: l'insegnante le aveva detto di noleggiare la prossima volta una tavola ed uscire da sola - purtroppo passerà un po' di tempo temo. Dal conto mio, mentre attendevo in spiaggia, il sole mi ha cotto e stavo per sentirmi male: due passi in acqua mi hanno rigenerato. Siamo rimasti in spiaggia fino a poco dopo le 17: l'ultimo pomeriggio alle Hawaii si è purtroppo rivelato uno dei peggiori (climaticamente parlando), pertanto abbiamo deciso di anticipare il trasferimento all'aeroporto. All'Hotel sono stati gentili e ci hanno lasciato accampare nella hall per sistemare i bagagli: di certo eravamo una vista insolita per gli altri clienti, poiché avevamo disseminato asciugamani, maglie e borse sul divano e sugli sgabelli.
La restituzione di Astrid alla Budget è stato, come al solito, un momento abbastanza triste, anche perché in questo caso segnava l'ultimo atto del viaggio. Passata l'ispezione agricola e le altre formalità aeroportuali, mi sono concesso dei (buoni) tortini al granchi ed un'ultimissima birra hawaiiana al piacevole ristopub del terminal (wifi a pagamento, US$ 7 per 2 ore).
Puntuale verso le 22, il Boeing 757 della Northwest ci ha imbarcati per Seattle. Arrivederci, Hawaii.

E...

In realtà abbiamo anche fatto un breve giro di 3 ore per Seattle (che è altamente probabile sia una delle mie città preferite al mondo, senz'altro la preferita del Nord America), ma ciò esula dal punto di questo diario. Pertanto, il resoconto si chiude qui.

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