Islanda, Luglio/Agosto 2004

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Buongiorno a tutti! Il viaggio di quest'anno è stato il più peculiare fino a questo momento, poiché io ed il mio amico Luca ci siamo dedicati all'esplorazione della remota, spesso dimenticata, Islanda. Il diario, come al solito, contiene sia informazioni pratiche che impressioni personali, che divagazioni con o senza senso. E, chiaramente, è bello pieno di errori di vario tipo (battitura, tempi verbali, ...). ;-) Per informazioni, domande, o altro, il mio indirizzo è mb at italpro.net.

27 luglio: martedì

Come ai vecchi tempi (vedi diario "Scozia 2001"), questa volta siamo partiti da Treviso. Il volo era sempre operato dalla mitica RyanAir, e diretto a London Stansted dove, dopo 9 ore di attesa, ci attendeva il volo IcelandExpress per Keflavík. Il volo è stato tutto sommato buono, anche per chi (come me) non apprezza particolarmente l'aereo come mezzo di trasporto. RyanAir ci ha tra l'altro graziato sul peso dei bagagli, non facendoci pagare nulla per i 3 kg in più rispetto al peso massimo consentito.

In un modo o nell'altro capito a Londra ogni anno, ed anche questa volta non ho di certo mancato l'appuntamento: le 9 ore di intervallo tra i 2 voli erano davvero troppe, e quindi per € 32.00 a testa ci siamo trasferiti in centro. Il disimpegnato giretto per la grande metropoli tentacolare, devo ammettere, mi ha fatto ricominciare ad apprezzare Londra, città di cui ero tutt'altro che innamorato. Caotica e disordinata, tutto sommatto rispecchia il mio attuale stato d'animo. Abbiamo pranzato al sublime Eerie Pub, vicino alla cattedrale di St. Paul, dove avevo mangiato anche l'anno prima (in quell'occasione per poco il padrone non licenziava il cuoco, che non ne combinava una giusta...).

Non ho idea di come sia stato il volo per l'Islanda: ho dormito tutto il tempo, stanco a causa della scarpinata per Londra. Ad accoglierci è stato il curioso (e desertico, ma d'altronde erano le 21.30) aeroporto di Keflavík. Per trasferirci da lì a Reykjavík abbiamo dovuto sborsare ben ISK 1100 all'autista del flybus. C'era un pallido Sole seminascosto tra le nuvole, ed un'aria frizzante ma non propriamente fredda, un clima che ci ha consentito di montare agevolmente la tenda nel campeggio situato presso l'ostello (ISK 1500 in 2). Ad operazione conclusa si era fatta mezzanotte abbondante e, piuttosto stanchi, abbiamo optato per un rigenerante sonno. Purtroppo già alle 4 qualcuno si era messo a sferruzzare con i picchetti per piantare una tenda. Unite questo al fatto che non veniva mai buio e capirete come il sonno di quella notte non sia stato poi così rigenerante.

28 luglio: mercoledì

Ci siamo alzati verso le 8, sotto lo stesso pallido Sole del giorno prima, così da poterci preparare con la massima calma dopo una doccia. Ho approfittato (cosa che poi ho fatto un po' per tutto il viaggio) delle prese elettriche per il phon per telefonare con il mio GSM senza consumare batteria che avrebbe potuto rivelarsi preziosa.

In Laugavegur, il (desertico) vialone principale di Reykjavík, abbiamo mangiato un'ottima quanto costosa (ISK 490) fetta di torta alla carota (al Te and Kaffé): consigliatissima a tutti!!! Trovare le bombole per il fornelletto ed ottenere altre informazioni utili al giro dell'Islanda che dovevamo intraprendere è stato meno piacevole, in quanto ci è costato 15km di cammino con gli zainoni in spalla: un vero e proprio trekking urbano.

Come prima impressione, Reykjavík mi è sembrata la più tranquilla capitale tra quelle che ho visitato: per strada non c'era nessuno, tranne qualcuno (turisiti, per lo più) che passeggia, ed anche il traffico automobilistico era piuttosto scarso. Il viale centrale è comunque carino, e l'orrenda chiesa comunque è piuttosto imponente.

Nel pomeriggio ci siamo trasferiti in autobus a Selfoss (ISK 950, un'ora circa), punto di transito verso il luogo dove sarebbe dovuto iniziare il nostro primo trekking. Siamo stati tuttavia accolti nella cittadina da una continua pioggia battente che, benché non fosse accompagnata da un freddo particolarmente devastante, di fatto ci ha obbligati a rimanere nella sala comune che, lode al cielo, il campeggio metteva a disposizione. Solo in un breve intervallo del diluvio, verso le 21.30, siamo riusciti a piantare la tenda, in cui ci siamo infilati dopo risottone e tisana consumati nella già citata sala comune.

29 luglio: giovedì

Al nosto risveglio nel cielo d'Islanda si stava scatenando l'apocalisse: oltre alla pioggia incessante, ora si era anche alzato un vento fortissimo. Per prepararsi è stato dunque indispensabile ricorrere nuovamente alla sala comune, anche se ho dovuto insistere 30 minuti con la ragazza che gestiva il campeggio, poiché (poverina) non aveva tempo/voglia di andare in macchina a recuperare le chiavi.

Sistemato tutto, abbiamo decretato (era già stato di fatto deciso la sera prima) un cambiamento di programma. Per avventurarsi nel trekking Landmannalaugur-þórsmörk-Skógar con simili condizioni metereologiche era infatti necessario essere uomini davvero valorosi, o meglio bisognava arrotolare nella cartina cose diverse dal tabacco. Acquistato un biglietto dell'autobus per Vik (ISK 2120), ci siamo rilassati sul torpedone ammirando quel poco che il maltempo ci consentiva. Decisamente ottime alcune cascate, quali Seljandfoss e Skógarfoss: apocalittica la loro visione con quella pioggia e quel vento. Peccato che l'autista si sia fermato non più di 25 secondi a Skógar: almeno 10 minuti per scattare qualche foto alla cascata avrebbe dovuto concederli; in compenso si è fermato 20 minuti ad un benzinaio Esso con negozio e grill, bah!

Giunti a Vik abbiamo fatto giusto in tempo a scorgere dall'autobus i faraglioni prima che la nebbia li inghiottisse. Scesi, abbiamo iniziato a cercare una stanza, poiché montare la tenda in quelle condizioni era un'operazione da SAS. L'ostello, i 2 hotel, le 2 principali guesthouse ed i bungalow del campeggio erano tutti pieni, ma abbiamo miracolosamente trovato quella che probabilmente era l'unica stanza disponibile a Vik. La guesthouse che ci ha salvato è stata la Katrínar (3900ISK per la camera doppia, sistemazione con sacco a pelo); si trattava di un posto decisamente pregevole, gestito (anche) da due bambine terribili di circa 8 anni, una delle quali sfoggiava una t-shirt dei grandiosi Korn.

Sia qui che a Selfoss ho notato che la gente del luogo tende a passeggiare sotto la furia degli elementi senza indossare nulla di impermeabile: sarà evidentemente questione di abitudine. Abbiamo pertanto tentato di sfidare anche noi la furia degli elementi, dirigendoci verso i faraglioni. Al di là del fatto che non si vedevano per via della nebbia (che avvolgeva anche noi), l'esposto sentiero era ripido e presentava un manto di erba piuttosto bagnata, il che rendeva un volo di 100 metri sugli scogli sempre a portata di piede. Dopo aver fotografato alcuni puffin (pulcinelle di mare) siamo dunque rientrati alla base. La serata diceva male anche per arrivare fino al pub, quindi siamo andati direttamente a dormire dopo un po' di chiacchiere.

30 luglio: venerdì

Finalmente una giornata con il Sole, benché il cielo fosse comunque ornato da molte nuvole. Dopo essere ritornati nei luoghi del giorno prima al fine di poter fotografare meglio i puffin, abbiamo salito la scogliera per ammirare i faraglioni. Il paesaggio era spettacolare, con le rocce a picco sul mare impetuoso. Pur con alcune fondamentali differenze, lo scenario mi ha richiamato alla mente la costa atlantica delle isole Aran, in Irlanda. La successiva passeggiata sulla spiaggia di Vik è stata di un certo effetto: la sabbia è, in quanto a consistenza, simile a quella della costa adriatica, ma è completamente nera; non grigia o marrone, proprio nera. Ovviamente nessun temerario osava il bagno, visto il vento e le grandi onde adatte più che altro al surf. In ogni caso, nessuno tentava nemmeno il surf. A condire la lunga passeggiata non poteva mancare ovviamente un po' di pioggia.

La sera, visto che eravamo nel week-end, ci siamo concessi il lusso di una birra al pub/cafeteria del villaggio: ripide ISK 600 (€ 7.5) per una pinta di Foster. Mentre mi gustavo la pregevole birra australiana, riflettevo sull'enorme differenza che passa tra un villaggio di 300 abitanti in Irlanda o Scozia ed uno delle stesse dimensioni in Islanda. Nella prima situazione si trovano almeno 3 pub, tutti strapieni di gente, con musica dal vivo e tutti che bevono e si divertono; in Islanda invece si riesce a trovare a stento un bar, peraltro quasi deserto.

31 luglio: sabato

Ancora un po' di Sole (anzi, una bella giornata proprio): l'ideale per un ultimo safari fotografico tra gli scogli popolati dai puffin, prima di far rotta verso Skaftafell, il parco nazionale ai piedi del Vetnajökull. Mentre aspettavamo il bus, il caso ci ha fatto incontrare alcuni dei mmitici di inter-rail.it, tra cui Markinho che vagava infreddolido per l'isola da ben 31 giorni. È riuscito a fornirci qualche utile consiglio per sopravvivere in Islanda prima di scendere dal bus in un villaggio piccolissimo, evidentemente uno dei pochi che gli mancavano da visitare.

Siamo giunti allo Skaftafell National Park nel mezzo pomeriggio ed abbiamo preso posto nel camping presso il centro servizi (ISK 1200 in 2, le docce facevano schifo). Ci siamo incamminati subito per un breve giro alla cascata Svartifoss, dove si possono vedere le (bellissime) colonne di basalto. Alla fine, tuttavia, abbiamo percorso l'intero anello Skerhóll - Kristínar Tindur (non la vetta) - Skaftafellsheiði (magnifiche viste sulla lingua di ghiaccio Skaftafellsjökull) - Svartifoss: circa 20 km e circa 1000 metri di dislivello tra saliscendi vari.

Giunti al campeggio con una fame apocalittica, abbiamo dovuto fare i conti con la solita pioggia, che è fortunatamente durata poco. Dal momento che la temperatura era scesa notevolmente, ci siamo quasi subito infilati nel sacco a pelo. Gli stonati canti di alcuni americani e spagnoli ubriachi ci hanno dolcemente cullato verso un sonno profondo.

Qualche nota sul giro nello Skaftafell National Park: le viste sul ghiacciaio Vatnajökull, meritano, ed anche il giro attorno al Kristínar Tindur non è male; tuttavia, è difficile che qualcuno abituato alle grandiose Alpi italiane si impressioni qui, e dunque mi sento di sconsigliare una sosta prolungata presso questo parco.

1 agosto: domenica

Pioggia! Quella mattina ho iniziato ad odiare sul serio il clima islandese. Avrei voluto trovarmi in Messico, o in qualche altro posto dove potermi distendere beatamente al Sole, sorseggiando una birra. Alle 8 abbiamo determinato che dovevamo dormire fino a quando smetteva. Alle 8.30 ci è venuto in mente che potevamo anticipare la partenza per Jökulsárlón (la laguna degli iceberg) salendo sull'autobus delle 9. Alle 8.35, con una perfetta manovra logistica, abbiamo smontato la tenda e preparato gli zaini sotto la pioggia. Alle 9 in punto eravamo sul bus (ISK 900).

Giunti a destinazione la pioggia si è dimostrata ancora una volta implacabile, e ci ha costretti a rifugiarci allo snack bar. Dopo circa un'ora, armati di tutto il materiale impermeabile a nostra disposizione (nonché di tutto il nostro coraggio), ci siamo imbarcati sul tour di 30 minuti in nave tra gli iceberg. Il natante era sprovvisto di tetto, pioveva a dirotto, tirava un gran vento e, risultato di tutto ciò, faceva un freddo allucinante. Siamo rientrati allo snack bar fradici, surgelati, e con ISK 2000 a testa in meno. Mi sa che questa me la ricorderò per un bel pezzo, e non solo per la grandiosità degli iceberg.

In qualche modo, ancora abbondantemente bagnati, siamo arrivati ad Höfn, non senza prima dover attendere il bus in ritardo di quasi un'ora. L'ostello della (piovosa) Höfn non era per nulla male, ed aveva un sala comune alquanto accogliente. Provati dalla giornata glaciale, ci siamo concessi una cena al Vikin, un pub dove per ISK 2000 circa ho gustato una buona zuppa di pesce ed un hamburger con patatine; il tutto era bagnato (tanto per restare in tema) da una birra da mezzo. Tornati in ostello, ho obbligato Luca a giocare a briscola e l'ho stracciato 4 a 2.

2 agosto: lunedì

Ancora un clima infernale: non pioveva, ma il cielo sopra Höfn non prometteva nulla di buono. Infatti, appena ci siamo messi in marcia alla volta della stazione degli autobus, il diluvio è iniziato, e non ci è rimasta altra possibilità che subirlo. Esoso il prezzo per Egilsstaðir (ISK 4800), ma in qualche modo il viaggio di 4 ore ne valeva la pena. La strada circolare, a sudest, diventa sterrata ed a tratti piuttosto ripida. Il bus si inerpicava su terreni spettacolarmente cedevoli, che per fortuna hanno retto e tutto è andato per il meglio. Abbiamo poi proseguito attraverso lande piuttosto desolate, e 2 ragazzi (backpacker) hanno persino osato scendere in un villaggio piccolissimo, sotto una pioggia gelida ed incessante: non ho potuto far altro che ammirare tanto coraggio, ma non li ho affatto invidiati.

Ad Egilsstaðir non pioveva: forse finalmente ci stavamo lasciando il peggio alle spalle. Persino a Mývatn (altre ISK 3200 per arrivarci) il cielo non diceva male, e le parole di un fiorentino conosciuto sul posto (in sleeping bag accomodation a Reykjahlíð, la tenda era ancora inservibile) ci avevano lasciato ben sperare per il giorno successivo. Prima di cena ci siamo camminati i nostri usuali 15km, andando a visitare Stórajá (pozza sotterranea con alghe tossiche dove qualcuno fa il bagno) e la sorgente termale di Grótagjá.

La sera ho notato che, benché ci fossimo spostati a Nord, il cielo a tarda sera diveniva molto più buio rispetto ai giorni precedenti: le giornate si stavano rapidamente accorciando.

3 agosto: martedì

Quando ci siamo svegliati un forte vento spazzava i campi di lava che circondavano la nostra guesthouse. Pareva che fianalmente non dovesse piovere, e dunque abbiamo preso l'autobus per il Krafla, il vulcano principale responsabile dei numerosi e vasti campi di lava delle zona. Il viaggio, della durata di 10 minuti, è costato ben ISK 800. La zona del Krafla era ancora più battuta dal vento che soffiava a fortissime folate (tipo a Triste quando c'è una bora di media intesità). Abbiamo visto varie cose interessanti nei pressi del Krafla. La centrale geotermica era notevole: il fumo che emetteva era molto spettacolare, e generava un rumore simile a quello di un Boeing 777 (o di un A320 se preferite gli Airbus). Il vulcano in se era pregevole, con i crateri ancora fumanti, ma ho soprattutto apprezzato i campi di lava e le varie fumarole della zona. Peccato che, mentre ammiravamo tutto ciò, abbia iniziato a piovere a dirotto, ed abbia continuato per un paio di ore senza sosta.

Senza paura abbiamo proseguito a piedi (9 km) fino a Hverarönd, una zona ricca di solfatare. Durante questo tragitto mi è piombata addosso una grande tristezza, e mi sono chiesto quale fosse stato il motivo che mi aveva spinto a scegliere una nazione così inospitale quale meta del mio viaggio. Non trovando alcuna risposta convincente dentro di me, ho concluso il momento di introspezione determinando che, se il clima fosse persistito così ostile ancora per qualche giorno, avrei valutato seriamente l'idea di modificare la mia prenotazione presso IcelandExpress in modo da poter rientrare anzitempo in Inghilterra, e concludere il viaggio esplorando ulteriormente l'UK. Nel frattempo aveva smesso di piovere e si era nuovamente alzato un gran vento che ci ha del tutto asciugati in circa mezz'ora (benché fossimo zuppi). Giunti presso Hverarönd, siamo saliti sul Námafjall: questa interessante montagna color pastello ci ha offerto una bella selezione di rocce e minerali, nonché una decente vista sul paesaggio circostante. Tornati (a piedi, 6 km) a Reykjahlíð ci siamo rilassati in guesthouse finché è giunta l'ora di andare a dormire.

4 agosto: mercoledì

In marcia già alle 7, al fine di vedere un paio di cose prima di partire per Husavík. Sotto la solita pioggia abbiamo esplorato la base del vulcano Hverfjall (carino, soprattutto se siete interessati alla tefrite), ed il Dimmuborgir. Quest'ultimo è un campo pieno di spuntoni ed altre bizzarre formazioni di lava: un giro effettivamente merita, ma trattenersi di più no.

Il vento aveva quasi pulito il cielo e, tempo di giungere a Husavík, il Sole spaccava forte e la temperatura si era attestata sui 25 gradi. Husavík è decisamente un piacevole paesino, collocato su un fiordo sul Mar Glaciale Artico: molto tipico, passarci una notte merita. Dopo un giro sulla costa e dintorni, ci siamo piantati all'eccellente Gamli Baukur, dove consiglio a tutti di sostare per una birra, ed eventualmente (finanze permettendo) del pesce. Abbiamo anche visitato il museo fallologico (ISK 500), che disponeva di oltre 300 tipi di organo genitale maschile; ancora mancava quello umano, ma il gestore ci ha detto che già 3 persone avevano firmato per la donazione quando fossero morte. La notte abbiamo campeggiato: carino il posto ma la doccia era in cucina!!

C'è da segnalare una singolare usanza dei giovani di Husavík: la sera girano in macchina per il paese, di continuo. Abbiamo visto passare le stesse 10 macchine anche 8-10 volte mentre passeggiavamo sulla via centrale. Mah!

5 agosto: giovedì

La partenza da Husavík è avvenuta in mattinata, ed abbiamo rinunciato al "balena tour" per cui il villaggio è noto: non ci andava molto di spendere ISK 3500 con il rischio di non avvistare alcunché. ;-)

Per circa ISK 2000 siamo saliti sull'autobus diretto ad Ásbyrgi, la località che delimita a Nord il parco nazionale dello Jökulsárgljúfur. Abbiamo deciso di percorrere tutto il parco a pieni, sino a Dettifoss, in 2 giorni. Ad Ásbyrgi consiglio di prendere la cartina gratuita relativa alle formazioni di basalto, e soprattutto quella da ISK 100 dell'intero parco, fatta piuttosto bene.

L'inizio del trekking non è stato esattamente incoraggiante: il sentiero ha serpeggiato tra le betulle per un'oretta, fino ad una "cima" dalla quale non si vedeva nulla a causa della vegetazione. Successivamente abbiamo intravisto il canyon che caratterizza il parco, e poi ci siamo spostati verso un secondo canyon davvero impressionante. Pare che un'eplosione vulcanica sotto il Vatnajökull abbia causato l'escavazione, in soli 3 giorni, di quell'immenso avvallamento; a me pare più credibile persino la leggenda, secondo la quale Odino ha creato tutto ciò con un colpo di zoccolo. Proseguendo a Sud il paesaggio si faceva sempre più interessante, con ampie visuali sul canyon dentro il quale scorre lo Jökulsá.

Dopo circa 16-17 km di cammino totale siamo giunti al camping presso Vesturdalur: la struttura era essenziale, e non c'era acqua calda o corrente elettrica, ma per passarci la notte ci è andato benissimo. Prima di scapottarci abbiamo visitato le curiose e gigantesce formazioni di basalto (3 km il giro completo, partendo dal camping): impressionanti il troll e la chiesa, da vedere assolutamente!!!

6 agosto: venerdì

Giro di boa. Ci siamo alzati alle 5, poiché dovevamo giungere a Dettifoss in tempo per vedere le cascate e non perdere il bus delle 14.15 per Mývatn. Con il Sole già sorto (altra splendida giornata, finalmente da quel punto di vista le cose iniziavano a girare), abbiamo per prima cosa visto la formazione di basalato (secondo me) più spettacolare: la strega e la bambina; le due rocce sono grandissime, si ergono dalla parte bassa del canyon, e la somiglianza con quando dà loro il nome è impressionante. Poco dopo abbiamo dovuto guadare un torrente: acqua freddina, ma operazione molto facile e nel complesso divertente. Portate le ciabatte!

Un'altra cosa interessante che abbiamo visto durante il percorso è stata la cascata di Hafragilsfoss: il sentiero scendeva molto in basso, fino al limite del salto d'acqua e poi risaliva ripidissimo (con tanto di corda per aiutarsi) verso la zona di Dettifoss e Selfoss. La prima delle due cascate è fantastica: immensa, rumorosa, crea molto spostamento d'aria e getta spruzzi a decine di metri di distanza.

Sono arrivato alla fine del cammino (alla fine circa 20 km, contando alcune deviazioni) distrutto, non ne avevo più neanche per percorrere un metro.

L'autobus che da Dettifoss porta a Mývatn è da non perdere. Il torpedone ha percorso una strada bruttissima, sassosa, da fuorisitrada 4×4, senza curarsi minimamente del comfort dei passeggeri: siamo stati sballottati ininterrottamente per un'ora, un'esperienza indimenticabile. Il prezzo pagato è stato di ISK 1800, tutte ben spese.

Da Mývatn abbiamo proseguito subito per Akureyri, dove siamo giunti sotto la pioggia. Ovviamente, a causa di un festival che cadeva proprio in quel week-end, tutte le sistemazioni a basso costo erano strapiene. Non volendo spendere ISK 6000 a testa per un hotel di fascia alta, abbiamo campeggiato. La fortuna questa volta ha aiutato gli audaci, poiché dopo qualche ora il cielo si è rasserenato, regalandoci una notte tranquilla. Prima di ritirarci, visto che era venerdì, abbiamo voluto assaggiare la decantata vita notturna di Akureyri, che però ci è sembrata pressoché inesistente: poca gente nei pub, e praticamente nessuno in giro per le strade.

7 agosto: sabato

Giorno di riposo ad Akureyri. A parte le vesiche ai piedi, dal punto di vista fisico stavo piuttosto bene. Tuttavia iniziavo a sentire degli scricchiolii nella psiche che, ad oltre metà viaggio, mi stavano nuovamente facendo pensare a cosa mi aveva portato in Islanda. Probabilmente l'idea di vedere quel baluardo di cività disperso nel nulla, popolato da gente semplice e simpatica, un po' come i vialli dell'Irlanda e della Scozia. Ed ovviamente la voglia di ammirare la spettacolare natura. Su quest'ultimo aspetto non potevo certo lamentarmi (pioggia a parte), ma per quanto riguardava il resto ero un po' deluso. La gente in Islanda, per quanto avevo notato sino a quel momento, non si faceva vedere molto in giro, e quelli con cui mi capitava di parlare (camerieri, negozianti, autisti, ...) non è che fossero esattamente mostri di simpatia, ed anzi alcuni di loro erano anche un po' ostili. Mentre Luca continuava a studiare le mappe per il successivo trekking io meditavo su tutte queste cose, e pian piano stavo riuscendo ad ammettere che la mancanza della mia terra si stava in qualche modo facendo strada nella mia mente, cosa che non mi era mai capitata in alcun altro viaggio. L'Islanda mi stava mettendo a dura prova. Che facesse tutto parte di un test da superare per poter finalmente apprezzare completamente la sperduta isola?

La sera il mio umore aveva iniziato a risollevarsi, aiutato da una poderosa fetta di cheesecake. Per la cena siamo andati al Bauninn, diner all'americana che consiglio a tutti. Per quanto concerne la vita notturna, il poco movimento del venerdì è stato emulato anche il sabato. A parte qualcuno a cena fuori, c'era il deserto. Ma dov'era tutta la gioventù locale?

8 agosto: domenica

Dopo i due giorni di relax ad Akureyri abbiamo deciso di metterci in marcia alla volta di Geysir: era ora di vedere qualcuna delle bellezze "note" dell'Islanda. Ripidissimo il costo dell'autobus: ISK 5500. Da notare che siamo partiti da Akureryri con una cielo completamente terso, per poi andare a trovare pioggia andando verso Sud (che strano...). Il viaggio in bus ci ha decisamente soddisfatto. L'autista ha fatto lunghe soste a: un interessante punto di osservazione; Hveravellis, un sito con fumarole e piscine multicolori; la cascata di Gulfoss. Quest'ultima, a soli 6 km da Geysir, è da vedere: è più piccola di Dettifoss, ma decisamente più spettacolare, in quanto il fiume in pratica devia il suo corso a 90 gradi dopo il salto, creando un impatto visivo davvero unico.

A Geysir siamo scesi definitivamente dall'autobus ed abbiamo preso posto all'ottimo hotel Geysir: appena ISK 1350 a testa per la sistemazione con sacco a pelo e l'utilizzo della piscina. Abbiamo visitato i geyser sotto la pioggia. Quello principale (Geysir) erutta così di raro che non siamo riusciti a vederlo; molto meglio lo spettacolare Strokkur, che emette getti alti fino a 20 metri ogni 4-8 minuti. In serata, grazie al cielo nuovamente sereno, siamo riusciti a dare una migliore occhiata alla zona (che comunque non richiede molto tempo). Abbiamo poi assistito, in hotel, ad un bizzarro siparietto: 4-5 tra ragazzi e ragazze che lavoravano all'hotel hanno tentato di buttare in piscina un'altra ragazza, spiegandoci che si trattava di un rituale che toccava inevitabilmente ai nuovi assunti; miracolosamente, la tipa è riuscita a scampare al suo umido destino.

9 agosto: lunedì

Compleanno della stellina, quindi doverosa telefonata di auguri. Grazie Síminn, ma perché non sono quasi mai riuscito a vedere la rete Vodafone?

Abbiamo trascorso la mattinata in piscina. Peccato che Luca lanciasse un po' troppo spesso la palla in maniera sbilenca, facendola finire sul prato, e costringendomi dunque ad uscire dall'acqua al fine di recuperarla. Nel frattempo il clima era ulteriormente migliorato rispetto alla sera precedente e, entro il nostro arrivo a Selfoss (un ritorno, vedi 28 luglio), c'erano 25 gradi ed un cielo solo leggermente nuvoloso. A Selfoss abbiamo preso subito la coincidenza per Hella, sosta necessaria per poterci trasferire il giorno dopo a Landmannalaugur. La guesthouse Arhús si è rivelata una piacevole sorpresa: ISK 1350 a testa per un bungalow condiviso con altre due persone, con docce calde e cucina inclusi nel prezzo. A parte alcune grotte artificiali costruite dai monaci irlandesi, Hella non offriva nulla di particolare, e quindi la sera siamo andati (come spesso era accaduto durante il viaggio) a dormire presto, anche al fine di ben riposare in vista delle fatiche che ci attendevano.

10 agosto: martedì

Ci siamo alzati con comodo, e ben riposati, a parte qualche interruzione del sonno dovuta all'eccessivo russare di uno dei tizi con cui condividevamo la stanza. Alle 10.15 siamo saliti sull'autobus per Landmannalaugur (ISK 2500): l'autista ha effettuato un paio di soste che ci hanno permesso di vedere dei paesaggi veramente lunari (strepitosi) ed il lago blu (nulla di speciale).

Landmannalaugur è un luogo grandioso, che offre un vasto panorama sulle montagne di riolite. Da lì è iniziato il nostro secondo trekking, che mi ha riappacificato con l'Islanda. Siamo saliti fino a quota 1100 (Landmannalaugur è a 600) attraversando un quantità di paesaggi diversi che andavano dalle fumarole alle scintillanti distese di ossidiana. Il primo rifugio che abbiamo incontrato, situato a 1000 metri di quota, disponeva di camping ma, benché fossero già le 17, non sembra il caso di dormire lì: soffiava un vento allucinante, ed infatti chi campeggiava aveva dovuto provvedere alla costruzione di un muro di pietre attorno alla propria tenda. Abbiamo dunque proseguito su campi di lava ed altri pregevoli terreni fino al lago Áftavatn, dove siamo giunti alle 21, dopo 22 km di cammino con 22 kg di zaino a testa sulle spalle. Tra l'altro poco prima del lago abbiamo dovuto guadare un torrente abbastanza turbolento. Anche sul lago il vento non scherzava, ma la tenda di Freddy (un amico di Luca) ha tenuto decisamente botta. Per accamparci ci sono state chieste ISK 650 a testa, per altre ISK 300 ho potuto usufruire della doccia calda. Il lago mi trasmetteva un senso di pace incredibile, nonché un'umidità raccapricciante.

11 agosto: mercoledì

Ci siamo svegliati davvero con comodo (alle 8.30), poiché ci attendevano "appena" 16 km di cammino per giungere ad Emstrur, nostra successiva fermata. Abbiamo dovuto guadare ben 4 torrenti: tutti attraversamenti da operetta, ma rompeva sempre un po' cambiarsi le scarpe con le ciabatte e viceversa. Peraltro, in quasi tutti i casi non sarebbe stato difficile per il Ferðafélad Íslands (il Touring Club islandese) costruire dei ponticelli, o anche semplicemente mettere qualche asse di legno anche marcio per agevolare il passaggio. Approfittando della giornata pienamente serena siamo saliti in cima ad un piccolo monte dalle parti di Hvangil, da cui si godeva di un'ottima vista del vasto Mýrdalsjökull. Ci siamo poi rilassati per un paio d'ore al Sole, allo scopo di abbronzarci come marocchini. Attraversando uno spettacolare quanto interminabile deserto di lava abbiamo infine raggiunto il piacevole rifugio Botnar a Emstrur. La simpatica e sagace signora che lo gestiva ci ha fatto piantare la tenda (ISK 600 a testa) in un posto fantastico, tra 2 ruscelli ed al riparo da qualsiasi vento. Ci ha inoltre consigliato, per la sera, un'escursione ai bordi di un canyon che poi si è rivelato fantastico: profono e poco illuminato, pareva di essere in uno di quei film nei quali vengono scoperti animali sconosciuti (nonché letali) in fondo ai canyon in America del Sud...

12 agosto: giovedì

Questa volta la sveglia è stata prestiva (le 6), poiché dovevamo raggiungere Þórsmörk abbastanza presto per permettere a Luca di salire sul Fimmvörðuháls (il passo tra l'Eyjafallajökull ed il Mýrdalsjökull) a scattare qualche foto. A tal proposito io avevo ormai alzato bandiera bianca da giorni.

Gli ultimi 15 km di trekking sono stati tra i meno spettacolari, anche se ci sono da annotare alcune vedute dei maestosi ghiacciai. Ci è anche capitato un ultimo guado, che si è rivelato quello più impegnativo. Il fiume glaciale si divideva in 5 corsi d'acqua, da guadare consecutivamente; alcuni erano un tantino impetuosi, ma il problema peggiore era rappresentato dall'acqua gelida, e già dopo il secondo guado i nostri piedi erano diventati pezzi di ghiaccio, che è stato poi necessario far scongelare al Sole.

Sono arrivato a Þórsmörk sfasciato: i piedi mi dolevano oltre ogni umana comprensione, avevo la schiena e le spalle a pezzi, le gambe non mi reggevano più, ero affaticato e molto accaldato sotto un Sole splendente in un cielo completamente terso. La temperatura a Þórsmörk era superiore ai 30 gradi. Abbiamo piantato la tenda fuori dal rifugio Básar (ISK 600 a testa) prima della partenza di Luca per il passo. Alle 19 è tornato dall'escursione nel ripido sentiero, completamente rebaltato dalla fatica. Siamo a stento riusciti a raccogliere le forze per farci una doccia (ISK 100) e mangiare, prima di ritirarci nei rispettivi sacchi a pelo.

13 agosto: venerdì

Compleanno di Luca: 24 candeline. Ho tentato di regalargli un biscotto ma lui, gentilissimo, l'ha condiviso con me.

Quella mattina ero letteralmente aperto come una vongola. Luca era persino più distrutto, a causa dell'insolazione che da un paio di giorni lo perseguitava. Difficile spiegare il nostro stato psicofisico: vi basti sapere che per percorrere i 2-3 km che separavano il rifugio Básar dal rifugio Þórsmörk abbiamo impiegato un'ora, trascinandoci barcollanti in giro per il greto del Krassá. Dopo una breve sosta all'ombra abbiamo percorso, malridotti quanto prima, anche i 2 km necessari per giungere al rifugio Húsadalur, punto di partenza dell'autobus per Reykjavík.

Ormai avevo mollato del tutto dal punto di vista psicologico, sentendo che la grande fatica era volta al termine, e quindi tutti i dolori e la stanchezza di 16 durissimi giorni mi stavano travolgendo senza alcuna pietà. Ma finalmente ero sereno, contento per ciò che avevo visto e fatto nelle 2 settimane precedenti.

Giunti a Reykjavík abbiamo preso posto per la notte alla guesthouse Snorri: veramente esagerate le ISK 2700 a testa per una sistemazione con sacco a pelo, benché fosse in stanza doppia e con una bella cucina condivisa. La sera siamo usciti a mangiare una (buona) pizza all'Eldsmiðjan, per poi saggiare la leggendaria vita nottura della capitale nei week-end. In realtà la scena era solo parzialmente movimentata, ed alla fine abbiamo bevuto un paio di birre al Nelly's, un pub carino e piuttosto economico in Laugavegur (la via centrale): la gente che lo affollava era davvero strana, tra l'altro la guida (letta tardivamente) lo indicava anche come un gay bar.

14 agosto: sabato

Ci siamo alzati tardi ed abbiamo dedicato il brandello di mattinata che ci rimaneva a trasferirci dalla guesthouse al più economico campeggio.

Il pomeriggio è stato dedicato allo shopping: molto belle (anche se piuttosto costose) le maglie raffiguranti le rune. Ognuna ha un significato diverso, io ho preso quella blu che tuttavia non ricordo affatto a che cosa corrispondesse. A sperpero concluso, ho chiuso con un'altra fettona di torta alla carota al Te & Kaffé, che ri-consiglio assolutamente a tutti poiché era davvero speciale.

La sera abbiamo ritentato l'assalto alla night-Reykjavík. La gente in giro era un po' meno del giorno prima, ma abbiamo trovato un buon pub (il Dillon) in cui suonava una band che proponeva del buon punk-rock californiano; purtroppo l'ambiente piccolo rendeva la musica un tantino assordante.

15 agosto: domenica

L'idea originale per domenica era quella di visitare Þingvellir, cioè il punto di incontro tra la zolla continentale nordamericana e quella nordeuropea, che casualmente è anche un punto di grande interesse storico. Purtroppo i predoni islandesi hanno ben pensato, per l'estate, di sopprimere il bus che porta a Þingvellir, in modo da obbligare tutti ad unirsi ad un tour organizzato (ISK 6600). Per una questione di principio abbiamo deciso di rinunciare, ma secondo me Þingvellir è da non perdere, quindi se andate in Islanda cercate di visitarlo, e poi mandatemi una e-mail per raccontarmi com'era. ;-)

Abbiamo impiegato parte della mattina nella visita dell'Oskjuhlíð, cioè l'imponente struttura che contiene l'acqua calda utilizzata poi in tutti gli edifici di Reykjavík.

Il pomeriggio ci siamo dedicati ad una seconda tornata di shopping, e qui c'è da registrare una nota dolente: pur rivolgendomi al più fornito supermercato d'Islanda, non sono stato in grado di trovare lo squalo putrefatto, delicatezza locale che avrei voluto portare in Italia.

Serata soft, con incontro con un mio amico di Maniago (Emanuele), che casualmente si trovava in Islanda per un matrimonio. Guinness, quattro chiacchiere, e tutti a nanna.

Voglio spendere due parole su una creazione di Luca per il dopo cena, che a solo pensarci mi fa ancora venire i brividi: il biscotto multistrato con crema al cioccolato, ribattezzato super biscotto. Si trattava di ben 4 biscotti al cioccolato uniti tra loro da crema per torte, sempre al cioccolato: nauseabondo e pesantissimo, non ho avuto il coraggio di asseggiarlo.

16 agosto: lunedì

Essendo l'ultima giornata intera in Islanda, era decisamente il momento di dedicarsi al relax. Cos'era dunque meglio di un bagno alla Bláa Lónið, cioè la celeberrima laguna blu situata sulla penisola di Reykjanes? Fondamentalmente si tratta di una grande pozza d'acqua circondata da mura di lava, che raccoglie gli scarichi della vicinissima centrale geotermica di Svartsengi che, tramite vari procedimenti che vi risparmio, generano questa pozza di acqua a 38 gradi piena di alghe e di silice. Camminarci dentro mi ha dato una sensazione di profondo ribrezzo, soprattutto nei luoghi dove la melma mi arrivava fino al polpaccio. L'acqua, di colore biancastro, lascia una patina bianca sul corpo, per levare la quale è necessaria una robusta doccia; se immergete i capelli, dopo li dovrete massacrare con lo shampo per farli tornare come prima. A quanto pare tutto ciò è benefico e terapeutico, e per questo motivo la laguna è sempre affollata di gente. L'ingresso a noi è costato ISK 2750 (compreso l'autobus da Reykjavík e quello successivo dalla Bláa Lónið all'aeroporto di Keflavík): la struttura è dotata di bar, ristorante, self service, negozio, armadietti, docce, telefoni, e di tutte le comodità di un centro destinato ad accogliere orde di turisti. Non rimarrete delusi, ma forse uscirete da lì con un bel po' di soldi in meno, soprattutto se, come me, vi fate prendere dal desiderio di comprare i costosissimi shampi/saponi/creme targati Bláa Lónið.

Una volta giunti all'aeroporto di Keflavík, ci siamo trasferiti in un vicino campeggio (quello dell'Alex Travel Center, circa 30 minuti di cammino dal terminal) poiché è incredibilmente vietato passare la notte al terminal stesso, benché esso sia sempre aperto. Subito dopo cena siamo entrati in tenda, poiché 1) dovevamo alzarci alle 3.30 per prendere l'aereo 2) non c'era niente di interessante in giro.

17 agosto: martedì

Ventiduesimo ed ultimo giorno di viaggio. Alzatici poco prima delle 3.30, abbiamo smontato la tenda, preparato gli zaini, fatto colazione e poi scarpinato 30 minuti fino al terminal, dove siamo giunti poco dopo le 5. Il check-in era già aperto e piuttosto affollato (volo alle 7.40). Una volta passata la security abbiamo acquistato due bottiglie di Schnapps, una grappa di licheni piuttosto secca. Se dovete acquistare alcolici da portare in Italia, fatelo proprio all'aeroporto, poiché lì essi sono esentati dalle altissime tasse sull'alcol islandesi.

A Londra abbiamo dovuto attendere 7 ore il volo per Treviso, tempo che abbiamo investito mangiando e (solo io) comprando un po' di cose col disegno della Union Jack, che adoro. Ormai l'Islanda era salutata, in Inghilterra mi sentivo già come fossi quasi a casa, dove sono giunto prima di mezzanotte. Il volo RyanAir fino a Treviso è stato allietato da uno spettacolo degno dei migliori cabaret, offerto dallo stuart: non sembrava molto in sé, ma ha fatto divertire un po' tutti con le cose che diceva al microfono, anche se globalmente il suo comportamento non mi è sembrato granché professionale.

A posteriori questo viaggio mi è sembrato un'esperienza dalle due facce: quella bellissima dei paesaggi incantevoli, degli scenari incredibili, dei trekking indimenticabili; quella un po' meno bella della pioggia della prima settimana, delle persone islandesi piuttosto individualiste e spesso ostili, della mancanza di una possibilità di una minima vita sociale al di fuori della capitale (e spesso anche al di dentro). Globalmente, l'Islanda è secondo me una nazione spesso molto inospitale che però, se si è costanti ed irriducibili nel proprio espolare, regala luoghi ed emozioni che meritano tutto lo sforzo compiuto.

2 Comments

con il mio compagno partiremo il 1/8 alla volta della mitica Islanda, soli con la nostra moto. al ritorno ci risentiremo,noi useremo la nave per arrivarci, ti dico solo che la settimana scorsa c'era un ciclone in quelle zone con vento a 90 Km orari. Speriamo bene!!!
ciao,
prenderemo nota dei tuti consigli su luoghi geogtrafici e di pernottamneto.
elena

Con il mio compagno e la nostra moto, partiremo il 1 agosto alla volta della mitica Islanda. già preso nota dei tuoi consigli sui luoghi geografici e sui luoghi dove soggiornare.
Speriamo il tempo ci assista, ti dico solo che la settimana scorsa nel mare del nord c'era un ciclone con venti a 90 km orari.
Sperimo Bene
ciao
elena

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